UNITÀ DEI CRISTIANI

Ecumenismo, avanti adagio

Il dialogo dopo l’abbraccio di Francesco e Bartolomeo nello sguardo di Marko Nikolic (Belgrado). Il ruolo delle religioni per la pace

Oltre alle già consolidate occasioni di contatto tra cattolici ed ortodossi, il 2014 è stato positivamente segnato da ben tre incontri fra Papa Francesco e il Patriarca ecumenico Bartolomeo. Il loro abbraccio fraterno, accompagnato da messaggi forti, ha dato un nuovo impulso al dialogo ecumenico. Nel frattempo, nel mondo ortodosso fervono i preparativi per il prossimo Sinodo panortodosso. In occasione della settimana per l’unità dei cristiani in corso (fino al 25 gennaio), Iva Mihailova per Sir Europa ha intervistato l’esperto ortodosso Marko Nikolic, ricercatore presso l’Istituto di Politica ed economia internazionale di Belgrado e autore di un libro sull’ecumenismo in Serbia.

Dottor Nikolic, abbiamo visto l’instaurarsi di un rapporto speciale tra Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo e dopo i gesti sono seguiti messaggi significativi per il dialogo ecumenico. Qual è il suo commento in proposito?
“Questi incontri e i gesti significativi dei due capi religiosi hanno dimostrato che le Chiese cristiane vogliono impegnarsi seriamente nel dialogo. La dichiarazione del Papa, secondo cui per “giungere alla meta sospirata della piena unità, la Chiesa cattolica non intende imporre alcuna esigenza”, è cruciale perché solo cercando l’unità basata sulla stessa fede, possiamo ottenere risultati reali. Comunque è un ottimo punto di partenza per il dialogo futuro. La loro vicinanza è un messaggio forte per l’odierno mondo secolarizzato. E la loro volontà di promuovere la pace è molto importante oggi, quando in alcune parti del mondo le religioni si strumentalizzano per scopi politici e ideologici”.

Quale eco hanno avuto gli incontri del Papa e del Patriarca nel resto del mondo ortodosso?
“Certamente l’approccio del Patriarca di Costantinopoli nelle relazioni ecumeniche e interreligiose ha un impatto forte su tutto il mondo ortodosso. Allo stesso tempo però, nella Chiesa ortodossa ogni Chiesa locale ha la sua posizione che dipende da vari fattori, a volte non solo ecclesiali. Per esempio il Patriarcato di Mosca non ha riconosciuto le dichiarazioni congiunte tra il Papa e il Patriarca ecumenico adducendo come spiegazione il fatto che Bartolomeo non ha prima interpellato la chiesa russa”.

Nel 2016 si svolgerà il grande Sinodo panortodosso: cosa si aspetta da questo evento?
“Sarà un evento epocale, non solo per la Chiesa ortodossa ma anche per il resto del mondo cristiano. Aspettiamo questo concilio da almeno cinquant’anni, anzi da secoli perché l’ultimo concilio valido per gli ortodossi risale a circa mille anni fa. Il Sinodo panortodosso dovrebbe formulare più precisamente la posizione della Chiesa ortodossa su diversi problemi di carattere ecclesiastico e missionario. Dalle decisioni che saranno adottate dipenderà anche il futuro e la direzione nei rapporti con la Chiesa cattolica, il dialogo ecumenico e quello interreligioso”.

Il lavoro della commissione teologica mista va avanti molto lentamente e incontra diverse difficoltà. Lei come vede il futuro immediato del dialogo tra la Chiesa ortodossa e quella cattolica?
“Il dialogo della carità, la mutua comprensione e l’approccio comune ci sono, e questo è importante. Purtroppo il dialogo teologico è ancora lontano dall’ottenere seri risultati. Può sembrare paradossale, ma oggi si sente la grande necessità del dialogo della verità e allo stesso tempo l’incapacità di farlo. Senza un accordo esplicito sulle verità della fede in senso teologico, è difficile immaginare un passo di qualità in avanti nelle mutue relazioni, anche se tutti ne percepiscono il bisogno”.

Da diversi anni si parla di una possibile visita del Papa in Serbia. Per questo è necessario il via libera da parte del Patriarca Irinej. A suo avviso questo è possibile?
“È una questione molto importante per la Serbia e la sua realizzazione dipende da diversi fattori. In genere, lo sviluppo delle relazioni tra la Chiesa cattolica (che in Serbia significa sia la Santa Sede che la Chiesa cattolica in Croazia) e la Chiesa ortodossa serba era legato a problemi locali nei Balcani occidentali, così come a problemi storici rimasti aperti e a posizioni differenti nei conflitti recenti. Purtroppo, credo che non sia ancora giunto il momento… Bisogna agire con cautela perché ogni passo falso potrebbe risultare controproducente. Dal punto di vista ortodosso è necessario il consenso del Santo Sinodo, ma per non nuocere ai rapporti con le altre Chiese ortodosse si cercherebbe anche il loro consenso”.