Il vescovo di Bilbao ” “replica alle critiche e sollecita una politica aperta al dialogo con ” “le minoranze” “” “
E’ stato criticato, anche da diversi esponenti della Chiesa, mons. Ricardo Blázquez Pérez, vescovo di Bilbao, per aver redatto, insieme ai vescovi di San Sebastián e Vitoria, una lettera intitolata “Preparare la pace”, resa nota nei giorni scorsi. In particolare, si addebita al vescovo di Bilbao di essere stato troppo indulgente nei confronti dei terroristi e di aver preso posizione contro la “legge dei partiti politici” che ha messo al bando il partito separatista Herri Batasuna, braccio politico dell’Eta. In questa intervista rilasciata a SirEuropa mons. Blázquez replica a tali osservazioni.
Cosa fa la chiesa basca per combattere il terrorismo?
“Abbiamo condannato il terrorismo molte volte. In un volume, intitolato ‘la Chiesa di fronte al terrorismo dell’Eta’, abbiamo addirittura raccolto più di 500 dichiarazioni contro il terrorismo, molte delle quali dei vescovi e anche della Santa Sede. Da sei anni sono vescovo di Bilbao e ho espresso più di 50 condanne dei fenomeni terroristici. Ma la condanna non basta. Ciò che vogliamo è che attraverso l’educazione nelle nostre scuole, nelle parrocchie e in altri luoghi di incontro si possa respirare e si trasmetta un clima favorevole alla pace. Altrimenti la violenza rischia di radicarsi nel cuore e nella mente. La pace per crescere ha bisogno di un laboratorio nel cuore dell’uomo: questo laboratorio è rappresentato dalla conversione”.
Quali sono le iniziative dei cittadini a favore della pace?
“Qualche anno fa è nato un movimento che si chiama ‘Gesto per la pace’ che aiuta a mobilitare le coscienze contro il terrorismo, per costruire la pace. Ogni volta che c’è un atto terroristico questo movimento organizza una manifestazione silenziosa alla quale partecipano molte persone che vogliono esprimere così il personale rifiuto della logica della violenza”.
Assistete le vittime degli attentati terroristici?
“La Chiesa basca ha sempre più intensificato la sua vicinanza alle famiglie vittime della violenza terroristica. Ed è anche vicina alle famiglie minacciate dall’Eta. Molte di queste, ad esempio, hanno dovuto abbandonare il Paese a causa delle intimidazioni subite. Inoltre abbiamo promosso gesti e azioni in favore della pace: a cominciare dai pellegrinaggi ai santuari mariani di Nostra Signora di Aránzazu nella diocesi di San Sebastián e ad Urkiola, nella diocesi di Bilbao. L’anno scorso parteciparono tutte le tre diocesi basche e si è unita anche la diocesi di Pamplona che soffre, come noi, il problema del terrorismo”.
Qual è stata la risposta dei fedeli a queste manifestazioni?
“C’è stata una risposta entusiasta della gente. Il clima è stato di preghiera, perché crediamo che pregare per la pace sia uno degli strumenti più efficaci che la Chiesa ha a disposizione per contribuire a combattere il terrorismo e la violenza. La preghiera, infatti, ci aiuta a riposare il cuore, a guardare le cose con maggiore serenità e a scoprire le strade della pace alla luce del Signore”.