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” “Il testo della lettera dei vescovi baschi che ha provocato la protesta di Aznar in Vaticano” “
“Dobbiamo ravvivare la speranza di questo paese, indebolita dal tempo e dalla complessità dei problemi che lo interrogano”. Lo scrivono i vescovi baschi (diocesi di Bilbao, San Sebastián e Vitoria) in una lettera pastorale del 30 maggio scorso, intitolata “Preparare la pace”. I vescovi criticano la “Legge dei partiti politici” che mette al bando il partito separatista basco Herri Batasuna, braccio politico dei terroristi dell’Eta. Nonostante queste proteste, il 4 giugno la Camera bassa del Parlamento spagnolo ha approvato la legge con 304 voti a favore e 16 contro. Il documento dei vescovi ha suscitato dure critiche da parte del governo e di molti esponenti politici, a cominciare dal premier José Maria Aznar. Il ministro degli esteri Josep Piquè ha incontrato ieri, 5 giugno, il nunzio apostolico della Santa Sede, mons. Manuel Monteiro de Castro, per avere delle spiegazioni sul caso. Intanto 360 sacerdoti hanno firmato un appello a sostegno dei loro pastori, altri hanno invece intrapreso una raccolta di firme contro il documento. In un comunicato del 31 maggio la Conferenza episcopale spagnola (Cee) ha ribadito che “i vescovi baschi hanno reso pubblica la lettera pastorale sotto loro esclusiva responsabilità come pastori delle proprie Chiese particolari”. Tuttavia “il documento – prosegue il comunicato della Cee – contiene una ferma condanna del terrorismo dell’Eta che non ha nessuna giustificazione, né morale, né giuridica, né politica”. Il Comitato esecutivo della Conferenza episcopale spagnola è stato convocato per venerdì 7 giugno per discutere della vicenda. Proponiamo una sintesi della lettera dei vescovi baschi.
Mons. Ricardo Blázquez, vescovo di Bilbao, Juan María Uriarte, vescovo di San Sebastián e Miguel José Asurmendi, vescovo di Vitoria nel documento affermano “che la pace è incompatibile col terrorismo… L’Eta deve sparire, con tutta la sua eredità di violenza. La valutazione morale del terrorismo dell’Eta, deve essere, dunque, gravemente negativa” e accomuna “quelle persone o gruppi che collaborano con le azioni terroristiche, li occultano o li difendono.” Sulla possibilità di rendere illegale il partito indipendentista Herri Batasuna i vescovi mettono in guardia su “alcune possibili oscure conseguenze” e si chiedono se “la convivenza, già gravemente distorta, non soffrirebbe così un deterioramento maggiore nel paese”.
“Probabilmente – osservano – la divisione e lo scontro si acutizzerebbero.” “Dopo l’11 settembre – notano – è emersa la tentazione di squilibrare il binomio sicurezza-diritti umani con una maggiore accentuazione sul primo elemento”. Ma, spiegano, non tutto è valido contro il terrorismo, la società ha il diritto e il dovere di difendersi ma deve utilizzare tutti i mezzi che siano allo stesso tempo moralmente leciti e politicamente corretti. In nessun caso deve oltrepassare la soglia dei diritti inviolabili delle persone”.
Per i vescovi “la pace è l’obiettivo prioritario di questa società… a lei devono essere subordinati altri obiettivi pur legittimi”. A loro avviso “il problema deve risolversi con il dialogo paziente che cerca l’accordo, perché chiudersi al dialogo equivale a rinunciare alla pace vera”. Perciò i vescovi chiedono ai partiti politici, ai mezzi di comunicazione e alla società di “offrire segni di distensione e di avvicinamento”: “rispettare l’identità degli altri, apprezzare i valori presenti in ogni cultura, promuovere uno scambio reciproco che produca un mutuo arricchimento e coltivare la viva coscienza di appartenere ad un unico paese plurale”. I vescovi concludono affermando che “l’opzione per la pace comincia dall’educazione delle giovani generazioni, dal suscitare in loro il pensiero critico, la coscienza etica, la sensibilità per ogni vita umana, il rispetto delle differenze, il sentimento di appartenenza ad un stesso paese plurale, l’impegno a beneficio della riconciliazione sociale”.