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” “Appello del Papa per la restituzione dei beni confiscati alla Chiesa cattolica rumena. “Da parte nostra – assicura mons. Bercea – non c’è nessun sentimento ” “di rivendicazione”” “
“Restituire, secondo un criterio di giustizia, il patrimonio ecclesiastico confiscato, così da consentire alla Chiesa cattolica di disporre di tali beni per l’adempimento della sua missione”. Lo ha chiesto Giovanni Paolo II ricevendo nei giorni scorsi il nuovo ambasciatore della Romania presso la Santa Sede, Mihail Dobre. Durante l’udienza, il Papa ha affrontato l’annoso problema della confisca dei beni ecclesiastici che sta avendo ripercussioni anche sul cammino ecumenico tra la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica. Abbiamo intervistato mons. Virgil Bercea, vescovo di Oradea Mare (Romania).
Qual è la situazione nel Paese?
“Nel 1948, fu lo Stato a confiscare tutti i beni della Chiesa cattolica e a darli alla Chiesa ortodossa. In quell’anno, la Chiesa cattolica aveva 2.588 chiese. Ad oggi ne è riuscita a recuperare circa un centinaio. Sin dall’inizio degli anni ’90 il Santo Padre ha sempre chiesto la restituzione dei beni ecclesiastici. All’epoca credevamo che la questione si sarebbe risolta nel giro di qualche anno. Ma ciò purtroppo non è avvenuto. Solo un vescovo ortodosso – il metropolita Nicola – nei primi giorni del gennaio ’90 ha telefonato al vescovo cattolico di Lugoj esprimendogli la sua disponibilità a restituire la cattedrale e dopo due settimane, con una solenne processione, sono state consegnate le chiavi. Ancora oggi, in quella diocesi, ortodossi e greco-cattolici vivono in un clima di pace e di amicizia. Chiediamo agli ortodossi la stessa disponibilità e la chiediamo perché si possa creare fra noi un’atmosfera di fraternità e di benevolenza. Siamo convinti che si possa creare questo clima”.
Di cosa si ha paura?
“Non c’è nessun motivo di avere paura oggi. Sono passati 12 anni e la situazione si è stabilizzata: ormai si sa quanti sono i cattolici e quanti gli ortodossi. E’ anche del tutto immotivato il timore di vedersi arrivare qui una massa di cattolici. Quella degli ortodossi è una presa di posizione che anche noi non riusciamo a comprendere. Credo che se solo mostrassero maggiore disponibilità, incontrerebbero l’approvazione di tutti i rumeni e anche degli altri paesi. Ad Oradea, ad esempio, abbiamo fatto un censimento dei beni che appartenevano alla Chiesa cattolica e abbiamo contato 220 chiese. Di queste però chiediamo la restituzione della cattedrale (in città ce ne sono due, una di fronte all’altra), la Chiesa adiacente al seminario e altre 7 chiese presenti in piccoli paesi. E chiediamo anche la possibilità di celebrare alternativamente in una quarantina di Chiese. Oggi, i nostri seminaristi sono obbligati a celebrare in una stanza trasformata in cappella. Si celebrano messe nelle aule scolastiche, nelle case, all’aperto. Io personalmente celebro in una sala teatrale”.
Il Papa parla di ferite del passato…
“Noi cerchiamo di non puntualizzarle mai e di andare avanti. Anche la Chiesa ortodossa dovrebbe ricevere dallo Stato beni confiscati dal regime come terreni e case… Per noi è difficile: dalla finestra dove abito si vede la cattedrale greco-cattolica. E’ la Chiesa dove non abbiamo potuto seppellire il mio predecessore. Questo ci addolora”.
Quanto incide questo problema sul cammino ecumenico?
“Così rappresentiamo uno ‘scandalo’. Prima della guerra, tra le Chiese c’era un clima di fraternità. Spero che quel clima di pace e quella volontà di intendersi possano ritornare. Il Santo Padre ha sempre insistito perché ciò avvenga. Prego affinché Dio mandi il suo Spirito ad illuminarci e ci faccia camminare sulla sua strada. Da parte nostra non c’è nessun sentimento di rivendicazione, nessun desiderio di andare contro i nostri fratelli ortodossi. Siamo pronti a perdonare e a dimenticare tutto in nome dell’unico Signore”.
M.C.B.