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Alla recente conferenza di Monterrey per ” “il finanziamento ” “dello sviluppo,” ” l’Ue ha fatto” “molte promesse” “” “
La recente conferenza delle Nazioni Unite sul finanziamento dello sviluppo che si è svolta dal 18 al 22 Marzo a Monterrey, in Messico, si è conclusa con l’adozione del “Consensus di Monterrey”: un piano d’azione che prevede, oltre ad un aumento degli aiuti, una maggiore liberalizzazione degli scambi, un aumento degli investimenti ed un graduale affrancamento del debito dei Paesi poveri. Il documento, pronto già alcune settimane prima della Conferenza, ripropone a grandi linee gli obiettivi del Millennium Round del 2000, vale a dire l’istruzione primaria in tutto il mondo e la riduzione del 50% del numero delle persone che vivono con meno di un dollaro al giorno. Una novità, aggiunta per volontà dell’amministrazione americana, consiste nel condizionare l’erogazione degli aiuti alla “efficienza” dei governi dei Paesi in via di sviluppo (Pvs) per quanto concerne la democratizzazione e la trasparenza nella gestione della cosa pubblica.
La posizione dei Paesi più poveri. I risultati della conferenza sono stati accolti in maniera diversa dai vari attori; da un lato i Paesi donatori malgrado i differenti approcci tra Stati Uniti ed Unione europea – sono soddisfatti del ribadito impegno all’aumento degli aiuti e alla promozione delle istituzioni democratiche dei Pvs. Dall’altro, il presidente venezuelano Chavez, a nome del G77 (il gruppo dei Paesi più poveri), ha fortemente criticato il documento definendolo insufficiente. La maggior parte delle organizzazioni non governative (Ong) presenti a Monterrey si è associato alle critiche dei Paesi poveri, insistendo sulla necessità di risolvere il problema di individuare le risorse per finanziare lo sviluppo, gli strumenti economici e finanziari per promuovere la giustizia sociale, le modalità per garantire la coerenza delle politiche e in particolare per risolvere concretamente la questione del debito nei Paesi poveri.
Le promesse dell’Europa. L’Unione europea era rappresentata a Monterrey ai più alti livelli. La delegazione, guidata direttamente dal presidente in carica del Consiglio, lo spagnolo José Maria Aznar, e dal presidente della Commissione Romano Prodi, ha presentato la posizione europea riguardo alle politiche di aiuto allo sviluppo. Chiedendo il riconoscimento dell’Unione europea quale primo donatore per l’aiuto allo sviluppo, il primo ministro spagnolo ha confermato l’impegno dell’Ue per la riforma del sistema finanziario internazionale e per garantire la sostenibilità del debito nel quadro della rinnovata iniziativa delle Nazioni Unite per i Paesi più poveri, “affinché il debito stesso non sia un ostacolo allo sviluppo”. I Paesi membri dell’Ue hanno adottato un documento, presentato a Monterrey dallo stesso Prodi, con il quale si impegnano ad aumentare gli aiuti di sette mila miliardi di euro l’anno, a partire dal 2006. In termini percentuali, si passerà dall’attuale 0,33% del Prodotto interno lordo europeo allo 0,39%.
La voce delle Chiese cristiane. Una delegazione del Consiglio ecumenico delle Chiese ha seguito i lavori della conferenza delle Nazioni Unite sul finanziamento dello sviluppo. Erano presenti nell’équipe ecumenica anche rappresentanti delle Chiese cristiane dell’Africa e dell’America Latina. Tre i punti centrali sottolineati dal Consiglio ecumenico per la lotta contro la povertà. Le Chiese hanno chiesto alla comunità internazionale “l’eliminazione delle ineguaglianze strutturali nel sistema commerciale internazionale e l’introduzione dei principi di reciprocità, trasparenza e partecipazione pubblica nelle negoziazioni”. Il Consiglio ecumenico ha invitato i governi a ricercare “una soluzione permanente” al problema del debito dei paesi poveri”, a partire della “cancellazione immediata” del loro debito estero. Le Chiese ritengono infine necessario rafforzare “il ruolo delle Nazioni Unite nell’ambito delle politiche economiche e finanziarie”.