terra santa" "
Il vescovo ausiliare di Gerusalemme e i ” “giovani cristiani arabi chiedono una più ” “incisiva azione ” “diplomatica dell’Unione europea in ” “Medio Oriente” “” “
“Nessuno si muove. Tutti parlano e nessuno fa niente”. Queste parole di Samuele, cristiano arabo di Nazareth, riassumono lo stato d’animo e la sfiducia che in queste ore prova la comunità cristiana di Terra Santa. L’Europa è messa sotto accusa per un’eccessiva inerzia diplomatica che la vede lontana dai tavoli di un negoziato tutto da inventare. Un’assenza che si accompagna alla scarsa incidenza ottenuta dalla risoluzione 1042 con la quale le Nazioni Unite hanno chiesto a Israele il ritiro immediato dell’esercito dai territori.
Ue, mediazione muta? “La soluzione del conflitto non può venire dall’interno”, dichiara a SirEuropa mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, vescovo ausiliare di Gerusalemme dei Latini. “Abbiamo bisogno di una pressione esterna. Le Nazioni Unite potrebbero giocare un ruolo ma hanno perso credibilità e influenza, non sono accettate, nonostante l’ultima positiva risoluzione. Gli altri due punti di riferimento sono gli Stati Uniti e l’Europa. In particolare quest’ultima ha avuto sempre compiti di mediazione, sin dagli accordi di capitolazione. Dovrebbe e potrebbe giocare le sue carte”.
“Senz’altro le dichiarazioni sono molto belle”, prosegue Marcuzzo “ma si può e si deve osare di più”. Ufficialmente l’Unione Europa “intrattiene ottimi rapporti con Israele”. “Non è impossibile, dunque, convincere Sharon che non si trova di fronte a un mediatore muto. I paesi europei sono chiamati a rivedere la qualità e il livello dei rapporti con Israele. Non chiediamo un’intromissione militare ma una pressione economica, culturale, a livello di opinione pubblica, in campo diplomatico”, conclude il vescovo. Le sue parole fanno eco alle ultime notizie da Gerusalemme, dove il 2 aprile quasi 300 persone – capi religiosi, suore, frati, laici guidati dai patriarchi e dai capi delle 13 Chiese cristiane in Terra Santa – hanno marciato sotto la pioggia battente, pregando e cantando, sino all’abitazione di Sharon per una “mediazione di pace”, mentre da Betlemme giungevano le tragiche notizie dell’assalto israeliano alla Basilica della Natività.
Per un mondo libero. “L’Europa deve uscire dal silenzio”, dice Samuele. “Non bastano più le parole o i buoni proponimenti se questi non sono seguiti dai fatti. La situazione sta precipitando rapidamente. Nessuno di noi riesce a capire cosa stia accadendo. I giornali raccontano i fatti in modo diverso. Riusciamo ad essere informati solo da amici e conoscenti con un passaparola angosciante. Giovedì Santo ero a Betlemme e già si percepiva un clima di tensione: troppa polizia, troppe misure di sicurezza. Un’atmosfera blindata”. “Sappiamo che i paesi europei hanno buoni rapporti con gli ebrei, soprattutto per quanto riguarda le relazioni commerciali. E nello stesso tempo hanno simpatia per il popolo palestinese”, continua Samuele. “È per questo che chiediamo e speriamo in un aiuto concreto già dalle prossime ore”. Un appello condiviso e rilanciato anche da Nabil, 23 anni, cattolico palestinese, che si rivolge ai coetanei europei. “Sostenete il popolo palestinese, attaccato e umiliato dagli israeliani, con un movimento globale di protesta, per un mondo libero da tutte le occupazioni”. Nabil tiene a sottolineare che “la Palestina è l’ultimo posto occupato al mondo”. “È tempo che l’Europa riprenda in mano il processo di pace, sostituendosi agli Stati Uniti che hanno dimostrato di non voler accordi di alcun tipo”. Nabil studia Scienze della comunicazione all’università di Haifa. Vorrebbe diventare giornalista e parlare della sua gente ferita. “Chiedo ai giornalisti europei di non andarsene, di rimanere qui e raccontare al mondo quello che sta succedendo. Abbiamo bisogno del sostegno dell’opinione pubblica e sappiamo che non ci sono abbastanza inviati per coprire ogni avvenimento. Ma la comunità internazionale deve sapere quello che sta accadendo”. Nabil conclude con un pensiero per padre Giacomo Amateis, l’anziano sacerdote salesiano di Cuneo che in un primo momento si credeva fosse rimasto vittima dell’attacco israeliano a Betlemme. “È stato mio insegnante di religione. Spero stia bene. Questa situazione è veramente assurda”.