Lettonia” “


L’entrata della Lettonia nell’Unione europea può aiutare il Paese a rompere il muro dell’isolamento ed accedere ai valori cristiani. Per questo i vescovi della Lettonia appoggiano il processo di adesione definendolo un passo “favorevole e positivo”. Lo spiega al Sir il card. Janis Pujats, arcivescovo di Riga. La Lettonia, con circa 2.400.000 abitanti, è uno dei tre Paesi baltici situato tra la Russia e l’Unione europea. Annesso all’Unione Sovietica nel 1940, il Paese ha riconquistato l’indipendenza nel 1991.
“Nel corso della storia – dice l’arcivescovo – il nostro Paese si è sempre considerato un Paese europeo” ed oggi, dopo l’indipendenza, vuole “farne di nuovo parte”. I segni del regime sono però ancora evidenti: secondo le statistiche risulta infatti che solo una minoranza della popolazione si dice cristiana (16% protestanti, 14,9% cattolici, 8% ortodossi). Che cosa ci si attende dall’Europa? “Innanzitutto – risponde l’arcivescovo – la sicurezza del nostro Paese, così come lo sviluppo economico ed agricolo, scambi e collaborazione tra i Paesi, accesso alla cultura europea e al mercato comune. La lista dei vantaggi potrebbe continuare. Ma la ragione principale per la quale la Conferenza episcopale della Lettonia (4 diocesi, 243 parrocchie) sostiene l’entrata del Paese in Unione europea, è la possibilità di accedere ai valori cristiani, agli scambi reciproci tra Paesi che potrebbero fortificare la nostra fede e la nostra fedeltà al Vangelo”. Secondo l’episcopato lettone, l’adesione dei Paesi candidati all’Ue potrebbe determinare “la distruzione delle barriere tra i Paesi, l’interazione tra popoli e culture, la concorrenza ma anche l’arricchimento reciproco e la cooperazione”.