” “Nuova evangelizzazione, vocazioni, parrocchie, ecumenismo, fede e ” “cultura, impegno ” “politico, riforma dell’Europa: i temi della discussione dei ” “presidenti degli ” “episcopati europei” “
Si sono riuniti a Sarajevo dal 3 al 6 ottobre i presidenti delle 34 Conferenze episcopali che fanno parte del Ccee, il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa. Abbiamo raccolto i pareri di alcuni di loro sui temi all’ordine del giorno.
Proporre la fede a chi “non bussa”. “Oggi uno dei primi compiti dell’evangelizzazione è formare i credenti aiutandoli a edificare vere comunità cristiane” perché negli anni futuri “avremo bisogno di comunità forti, vive, oranti, in ascolto della Parola, accoglienti, missionarie, aperte al territorio”. Mons. Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e presidente della Conferenza episcopale di Francia, è convinto che l’Europa richieda “una nuova fase di evangelizzazione e inculturazione del Vangelo”. “Non basta proporre la fede a chi bussa alla nostra porta – ha dichiarato -; occorre raggiungere chi non bussa o chi ha cessato di farlo”. Questi i possibili ambiti e i modi indicati dal presule: “Una ‘parola’ della Chiesa sulla pubblica piazza” di fronte “al bisogno delle persone di punti di riferimento”; un maggiore “impegno delle comunità cristiane dove l’uomo è ferito e disprezzato; un approccio culturale della fede. “Presenza e parola sono le due componenti dell’evangelizzazione”, ma dopo il tempo della presenza discreta “oggi viene sottolineata molto di più l’importanza della parola, di un annuncio esplicito”.
Chiese in dialogo con i politici. Perché non promuovere un incontro tra i responsabili delle Chiese cristiane d’Europa e i politici? La proposta è del cardinale Cormac Murphy-O’Connor, presidente della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, che si dice “profondamente convinto che come Chiese europee dobbiamo cercare una opportunità per strutturare un dibattito con i politici e un forum per stabilire un rapporto con loro”. Il cardinale Murphy-O’Connor raccomanda però che “non sia una riunione politica ma piuttosto un incontro di pastori e professionisti: un momento in cui il cuore del pastore parla al cuore del politico in onestà e apertura”. Nel dialogo tra Chiese e politici il cardinale elenca quattro aree etiche di riferimento: la dignità della persona umana “che deve rendere le istituzioni europee e gli Stati europei all’avanguardia sul fronte della legislazione, delle politiche sociali e della pianificazione”; la famiglia; il senso religioso insito nella popolazione europea; la promozione della giustizia e della pace, perché è “assolutamente cruciale”, far udire oggi “distintamente la voce della Chiesa”.
Vocazioni in Europa: “chi andrà per noi?”. “Quasi la metà di tutti i candidati al sacerdozio in Europa proviene da Polonia e Italia: come mai?”. E “in che modo possiamo parlare delle vocazioni specifiche senza che la vocazione dei laici o la vocazione al matrimonio ne risultino svalutate?”. Sono alcuni degli interrogativi posti da mons. Alois Kothgasser, vescovo di Innsbruck e delegato della Ccee per la pastorale vocazionale. “Prima che un giovane arrivi a decidere radicalmente per la forma di vita proposta dal Vangelo ha detto il vescovo – la via è lunga. Questa decisione deve aver raggiunto una certa maturità prima che il candidato entri in seminario o nel noviziato”. Mons. Kothgasser ha dato voce alla preoccupazione delle Chiese per la carenze delle vocazioni in Europea. “Il profeta Isaia ha detto – ascolta la voce del Signore che domanda: Chi manderò? Chi andrà per noi? Questa domanda di Dio preoccupa anche i vescovi di oggi”. “Proprio quando tutti i cristiani ha aggiunto il vescovo – vogliono vivere la propria vocazione alla santità e all’evangelizzazione c’è una necessità maggiore, e non inferiore, di vocazioni specifiche al sacerdozio e alla vita consacrata”.
Parrocchie e movimenti. “Il territorio rimane il riferimento per un riconoscimento di un’identità collettiva. Perfino in un mondo che è caratterizzato da un’estrema mobilità, l’uomo deve tuttavia abitare ‘da qualche parte’ e quindi la comunità di fede territoriale è più in grado di assicurare la continuità del messaggio cristiano”. Nell’affrontare il tema del rapporto tra nuovi movimenti e comunità parrocchiale, il cardinale Adrianus Johannes Simonis, primate d’Olanda, ha riconfermato la centralità della parrocchia per il cristianesimo in Europa. Tuttavia, ha aggiunto “se finora questa rappresentava la migliore infrastruttura per rispondere all’interesse religioso ed all’impegno dell’uomo”, oggi la presenza dei movimenti offre anche altre prospettive.
Occorrono tuttavia alcune attenzioni: “Nella misura in cui i nuovi movimenti vogliono realizzare una comunità di fede – ha affermato il card. Simonis – non possono chiudersi nella loro autosufficienza e tenersi lontani dai grandi compiti della Chiesa in questo tempo”. Altrimenti corrono il rischio di “un distacco nei riguardi di tutti quelli che non appartengono alla loro esperienza” e perderebbero molto presto il convolgimento nella comunità di fede locale. “Situarsi nella Chiesa concreta (con tutte le sue vicende) ha aggiunto il vescovo – è un criterio importante per il raggiungimento di una vita spirituale equilibrata e di una testimonianza di fede che è nel contempo personale e di popolo”.
Ecumenismo: la speranza della piena comunione. “Sono soprattutto i cristiani che vivono in matrimoni misti a soffrire delle conseguenze della divisione della Chiesa e che ci spingono ad osare di compiere ulteriori passi verso l’unità”. Lo ha detto mons. Heinrich Mussinghoff, vescovo di Aquisgrana. Alla fine di maggio 2003, si terrà a Berlino la prima giornata ecumenica che rappresenta per la Germania ha detto il vescovo un’occasione per “rafforzare la buona collaborazione e la testimonianza comune dei cristiani di diverse confessioni nel nostro Paese”. Circa la proposta dei rappresentanti delle Chiese evangeliche di invitare anche i cattolici alla liturgia evangelica e la richiesta rivolta alla Chiesa cattolica di far partecipare all’Eucaristia i protestanti, Mussinghoff ha dichiarato: “La celebrazione eucaristica non è solo un atto liturgico: essa integra e condensa contemporaneamente l’intera vita cristiana e la comuità ecclesiale, fecondandola allo stesso tempo”. Pertanto, “il dinamismo del battesimo nelle nostre relazioni ecumeniche non è ancora sviluppato a tal punto da consentire una celebrazione comune dell’eucaristia. Con la parola ‘non ancora’ ha concluso Mussinghoff – esprimiamo la speranza che questo dinamismo nelle nostre Chiese non diminuisca e ci porti al compimento dell’unità”.
Fede e cultura. Anche in Italia, nonostante la “forte” presenza sociale della Chiesa, c’è il rischio che si formi “un contesto culturale nel quale la fede sia sempre più estranea e meno plausibile”. Lo ha detto il card. Camillo Ruini, presidente della Conferenze episcopale italiana. Nonostante la “forte presenza sociale della Chiesa” in Italia ha osservato il cardinale si nota “una certa debolezza del suo influsso sulla cultura e per questo appare tanto più necessario uno specifico impegno culturale”. Secondo il presidente della Cei, se scompare la fede, la cultura cristiana “è a sua volta destinata ad indebolirsi sempre più”. Per questo, “è fondamentale valorizzare l’enorme patrimonio culturale cristiano che ci viene dalla storia”. “E’ necessaria ha concluso Ruini una pastorale dell’intelligenza, rivolta soprattutto a dare ai credenti il ‘gusto del capire'”.
Proposte per il futuro trattato costituzionale dell’Unione Europea. Le Chiese cristiane d’Europa hanno inviato nei giorni scorsi al presidente della Convenzione per il futuro dell’Europa, Valéry Giscard d’Estaing, un documento in cui chiedono il proprio riconoscimento nel futuro trattato costituzionale dell’Unione (cfr SirEuropa n.35 del 3 ottobre 2002). A darne notizia, il segretario generale della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), mons. Noël Treanor, firmatario del documento insieme con il segretario generale aggiunto della Kek (Conferenza della Chiese europee), Keith Jenkins. Le Chiese chiedono alla Convenzione di inserire nel trattato in fase di elaborazione: “L’Unione europea riconosce e rispetta il diritto delle chiese e delle comunità religiose ad organizzarsi liberamente in accordo con le leggi nazionali, le loro convinzioni e statuti, e a perseguire i propri scopi religiosi nel rispetto dei diritti fondamentali”. Inoltre “l’Unione europea rispetta la specifica identità e il contributo alla vita pubblica delle chiese e delle comunità religiose e mantiene con esse un dialogo strutturato”.