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Nonostante le critiche degli esperti e la delusione manifestata da molte organizzazioni non governative sugli esiti del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, diverse intese sottoscritte a Johannesburg rispecchiano le posizioni dell’Unione Europea. La delegazione dell’UE era guidata dal Ministro danese per l’ambiente, dalla sua omologa greca e dalla Commissione Europea nelle persone dei Commissari Wallstrom (ambiente) e Nielson (sviluppo). In particolare, per quanto riguarda le risorse idriche, i Paesi partecipanti hanno concordato il 2015 come data limite per la riduzione del 50% della popolazione mondiale che non ha accesso ad acqua potabile. Si è registrato un compromesso per la riduzione al minimo dei danni per la salute e per l’ambiente provocati dalle sostanze chimiche dannose. Senza discussione è stata approvata la costituzione di un nuovo “Fondo di solidarietà mondiale”.
Da Johannesburg è emersa la richiesta dell’UE a tutti i Paesi del mondo di ratificare il Protocollo di Kyoto sulle emissioni di gas ad effetto serra; l’invito è rivolto in particolare agli Stati Uniti; la Russia, dal canto suo, ha annunciato una ratifica del protocollo in “tempi brevi”. Accordo anche sulla biodiversità per il quale la data limite per una prima riduzione significativa è stata fissata al 2010. Un generico impegno per un incremento delle energie rinnovabili senza indicare scadenze temporali, nonostante le insistenze dell’UE. Nessuna sorpresa ha inoltre destato il rinvio della discussione sul commercio internazionale: UE ed USA hanno fatto fronte compatto nei confronti dei Paesi in via di sviluppo che avrebbero preferito la vetrina di Johannesburg per riaprire i negoziati. Infine, la Commissione Europea ed i Governi degli Stati membri hanno confermato l’impegno ad aumentare dall’attuale 0.39% allo 0.7% la percentuale del PIL da devolvere allo sviluppo.