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Un cristianesimo "multietnico"” “

” “Guardare alla storia religiosa rumena è come guardare alla ” “storia religiosa dell’Europa intera” “


La Romania si presenta come una “cerniera culturale tra il mondo latino e quello slavo ortodosso e come esempio di compresenza feconda di diverse confessioni, in un dialogo continuo, anche se non sempre facile e immediato”. Della storia religiosa della Romania si parla durante la XXIV settimana europea organizzata dalla Fondazione Ambrosiana Paolo VI e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, iniziata il 3 settembre a Villa Cagnola di Gazzada (Varese). “In un’Europa che si prepara ad aprirsi verso le regioni orientali – è stato detto nel corso dell’incontro – il cammino delle diverse Chiese rumene, dalle origini fino alla rinascita post-comunista, è quanto mai attuale. La sua stessa unità si fonda sulle due tradizioni, latina e greca, e si propone come modello per la futura unità dell’Europa che dovrà impegnarsi a mantenere vive ed attive le proprie componenti orientali ed occidentali”. Ecco alcuni spunti emersi dall’incontro.

Alexandru Nicolescu, docente presso l’Università di Udine, ha ricordato che il cristianesimo romeno fu fin dai suoi inizi “multietnico”: “Le prime testimonianze scritte di una presenza cristiana in Romania sono bilingue, greche e latine. Così anche i primi martiri della Chiesa romena appartengono sia al mondo romano sia a quello greco”.
Secondo Cesare Alzati, dell’Università di Pisa: “Guardare alla storia religiosa della Romania è come guardare alla storia religiosa dell’Europa intera. Il popolo romeno, latino per razza e lingua, slavo per cultura, forme politiche e liturgia, non cessò mai di essere partecipe della propria tradizione, venendo così a creare un formidabile e vitale intreccio di tradizioni religiose”. “Questo stesso intreccio – ha continuato Alzati – è la vitalità stessa dell’uomo europeo, stimolo a ricostruire l’Europa su quella stessa pluralità, dopo nazionalismi e totalitarismi.”
“La Romania è da sempre, almeno fin dal periodo storico seguito all’impero carolingio, parte integrante dell’Europa e della Chiesa – ha spiegato Serban Turcus, docente di storia medievale presso l’Università di Cluj -. In un Paese ricco di denominazioni religiose, quale è la Romania, gli episodi di intolleranza sono stati quasi inesistenti. In Moldavia, Valacchia e Transilvania, ortodossi, romano-cattolici, greco-cattolici, calvinisti e unitaristi antitrinitari per secoli sono vissuti fianco a fianco, più inclini al confronto che non allo scontro. Le due anime romene, quella occidentale e quella orientale, non hanno impedito alla nazione di prendere piena coscienza del suo ingresso nell’Europa, con l’unificazione con Roma della Chiesa di Transilvania, durante l’impero degli Asburgo. La presenza attiva della Romania sulla scena europea continuò anche nel periodo tra le due guerre mondiali, dopo la dissoluzione dell’Impero austro-ungarico. L’immagine che la Romania dava di sé era quella di una nazione integrata con gli altri Paesi europei, politicamente ed economicamente”.
Come ricordato da Virgil Bercea, della Facoltà Teologica greco-cattolica dell’Università di Cluj, “l’isolamento della Romania dal resto dell’Europa avvenne negli anni della dittatura comunista, quando sia la chiesa romano-cattolica, sia quella greco-cattolica, vennero quasi annientate in quanto viste come possibili spie al servizio di Roma e dell’Occidente. I primi segni di ripresa però non tardarono a farsi sentire subito dopo il 1989 e le tre grandi Chiese romene, l’ortodossa, la cattolica e la protestante tornarono subito al dialogo. Oggi queste tre confessioni sono attivamente impegnate nell’integrazione della Romania con l’Europa. La Chiesa ortodossa romena è, tra quelle dei Paesi dell’Est, una delle più aperte al dialogo con la Chiesa cattolica. Gli ortodossi romeni, con le stesse speranze dei cattolici e dei protestanti, desiderano fortemente entrare a far parte dell’Unione Europea con tutto il loro patrimonio di tradizione e di cultura; inoltre ortodossi, cattolici e protestanti sono decisi a difendere e a promuovere insieme i valori sempre vitali della cristianità sui grandi temi dell’aborto, dell’eutanasia e dell’eugenetica”.
Secondo i dati del recente censimento conclusosi nel 2002, su 21.698.181 abitanti della Romania, l’86% è formato dai cristiani ortodossi, quasi il 6% dai cristiani cattolici (dei quali solo l’1% appartiene alla Chiesa greco-cattolica), il 3% dai riformati calvinisti e il restante 5% da altre diverse otto confessioni, tra le quali anche la “unitarista antitrinitaria”.