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Pagine di storia che, in una mostra ” “in Italia, documentano le radici cristiane dell’Europa” “” “
“San Benedetto, con i suoi monaci, creò un autentico web che custodì il patrimonio letterario e lo diffuse. Lo salvò dal perire e dallo scomparire con i suoi figli che, pazientemente, tessevano un web di pergamena, di codici, di miniature” lo ha scritto recentemente su Sir Cristiana Dobner. Della rete che unì l’Europa durante il Medioevo per mezzo dei monasteri benedettini, dà testimonianza la mostra “Nonantola, Europa” (Modena-Italia) allestita fino al febbraio 2004 nell’ambito delle celebrazioni del XII centenario della morte del fondatore e primo abate dell’abbazia benedettina, S. Anselmo. All’origine di un fitto scambio spirituale e culturale c’era l’adesione alla “fratellanza spirituale” di Reichenau.
Un legame invisibile tra monasteri d’Europa. “Il movimento si sviluppò intorno all’anno 830, a partire dall’abbazia di San Gallo in Svizzera che viveva una specie di gemellaggio con l’abbazia di Reichenau, un’isoletta sul lago di Costanza. Era abbastanza comune a quei tempi che ci fosse uno scambio di monaci tra i monasteri della Svizzera e della Germania meridionale per motivi di studio. Da questi contatti nacque l’idea di un legame ‘istituzionalizzato’ per mezzo della preghiera reciproca, non solo in quanto comunità, ma per i singoli monaci che vi appartenevano, tramite lo scambio di elenchi che ogni monastero inseriva nel proprio Liber vitae o fraternitatis. Dapprima la preghiera reciproca riguardava il suffragio per i defunti, poi fu estesa ai monaci in vita”: così dom Giovanni Spinelli, del monastero benedettino di Pontida (Italia), spiega la “fratellanza spirituale” di Reichenau che coinvolse nell’alto Medioevo numerosi monasteri dell’Europa centro-settentrionale tra i quali quello italiano di San Silvestro a Nonantola (Modena-Italia).
Un indice attesta il legame tra 56 monasteri sparsi tra il corso della Senna e l’area di Parigi a occidente (come l’abbazia di Flavigny), a oriente, la zona di Salisburgo con l’abbazia di San Pietro e la regione della Bavaria con i monasteri di Metten e Altaich, a sud i monasteri svizzeri di Pfäfers, Disentis e Müstair , a cui se ne aggiunsero altri, appartenenti soprattutto al medio corso del Rodano e alla Germania settentrionale. ” Ogni volta che un monastero si affratellava ad un altro – aggiunge dom Spinelli -, gli inviava una copia del proprio liber vitae e liste lunghissime di monaci entravano a far parte delle intenzioni di preghiera. In quello di Reichenau ci sono circa 40 mila nomi”.
A quella cultura attingevano anche i laici. “Questa fraternità spirituale – aggiunge dom Spinelli – aveva delle conseguenze pratiche; quando un monaco doveva mettersi in viaggio per compiere un pellegrinaggio, portava con sé una raccomandazione del proprio abate e veniva accolto nei monasteri uniti dalla fraternità. Spesso inoltre aveva dei doni con sé, reliquie o un libro composto nel proprio scriptorium, una pergamena, e capitava che attingesse agli usi liturgici o ai canti del monastero in cui veniva ospitato per riportarli nel proprio: si creò così un’area culturale di scambio che produsse in Europa una unità più estesa di quella attuale”. “Se poi si considera che la cultura era a quel tempo monopolio dei monasteri cui attingevano anche i laici e che le prime università nacquero nel Medioevo in seguito alla trasformazione delle scuole teologiche istituite presso le cattedrali, spesso presiedute da un monaco, si capisce che la trama dei rapporti culturali interessò non solo il mondo ecclesiale ma tutta la società del tempo. Purtroppo tutta la cultura elaborata nel Medioevo che è essenzialmente una cultura cristiana, soffre ancora – come è stato dimostrato dalle vicende legate alla Costituzione europea – di un pregiudizio illuminista. L’iscrizione di liste di monaci nel Liber vitae di un monastero si conservò fino al XII secolo. Successivamente, quando in un monastero moriva qualcuno un messaggero veniva inviato negli altri monasteri con un lungo rotolo di pergamena sul quale ogni abate visitato scriveva che avrebbe ricordato il defunto ogni anno nel giorno della sua scomparsa. Queste pergamene sono anch’esse dei documenti molto interessanti”.