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Da tre mesi una commissione nazionale ” “per le relazioni tra Stato e Chiesa” “” “
“Comprensione e aiuto” all’Unione Europea. E’ quanto ha chiesto per il proprio Paese il card. Lubomyr Husar , arcivescovo maggiore di Lviv (Leopoli) e capo della Chiesa greco-cattolica dell’Ucraina, intervenuto nei giorni scorsi a Bruxelles ad un incontro promosso dalla Comece (Commissione episcopati della comunità europea) sul tema “La nuova Europa e la nuova Ucraina”. Un “processo storico in corso” nel quale, ha precisato Husar, per “l’Europa la novità risiede nel nuovo assetto geografico, mentre per l’Ucraina novità è sinonimo di riscoperta e riconoscimento dell’unità europea”.
Ripercorrendo le vicende storiche che hanno segnato l’ex repubblica sovietica, l’arcivescovo ha sottolineato che “l’Ucraina del ventunesimo secolo, anche se apparentemente nuova, è la risultante di due guerre mondiali, di un susseguirsi di occupazioni straniere, di carestie terribili – veri e propri genocidi – e del regime bolscevico che ha governato per 70 anni nella zona orientale e 45 anni nell’area occidentale” producendo quell’ “homo sovieticus” che, “costretto a distruggere i sepolcri di famiglia e rinnegare i valori cristiani, vive oggi sospeso tra due mondi in opposizione: la tradizione cattolica e il mondo civile”. “Questo – ha puntualizzato Husar – è il quadro da tenere presente qualora ci si accinga a valutare l’Ucraina e la futura adesione all’Unione Europea. Infatti, la totale assenza di valori e l’incertezza generalizzata si riflettono inevitabilmente sulla sfera economica, sociale e politica, condizionando lo sviluppo del Paese”. Di qui la richiesta di “comprensione e aiuto” all’Unione europea. Comprensione necessaria “per entrare nei cuori degli ucraini, rivivere le sofferenze del passato, evitando così inutili critiche e giudizi”; aiuto di natura “spirituale e morale” essenziale “in particolare alle nuove generazioni, per non concepirsi come vittime senza futuro e per riacquistare l’autostima”. Il cardinale ha rivolto infine un appello alle istituzioni europee affinché, mediante “l’esempio concreto”, aiutino il Paese “a riscoprire il bagaglio di fondamentali valori comuni. Solo così l’Ucraina potrà diventare membro di diritto dell’Europa, un’Europa che fu, è, e dovrà essere unica”.
I cattolici nel Paese. Secondo i dati dell’ultimo Annuario statistico della Chiesa, i cattolici in Ucraina sono oltre 5 milioni e mezzo, in grande maggioranza greco cattolici di rito bizantino, su una popolazione di 50 milioni e 550mila abitanti per il 60% ortodossi. Nel Paese vi sono 17 circoscrizioni ecclesiastiche così ripartite: 3 metropolie, un arcivescovado maggiore, 11 eparchie, un’amministrazione apostolica e un esarcato patriarcale. Si contano 3.676 parrocchie. Numeri di fronte ai quali “la Chiesa non può più essere concepita quale mero strumento di propaganda politica” ha affermato Husar, che solo nel 1991, alla fine della persecuzione comunista che aveva liquidato la Chiesa cattolica con la forzata riunificazione a quella russo ortodossa, ha potuto fare ritorno nella sede arcivescovile di Lviv. “Le Chiese ucraine – ha in proposito ricordato – hanno costituito tre mesi fa una Commissione nazionale il cui obiettivo è definire le relazioni tra Stato e Chiesa”.
Quale libertà religiosa? Intanto, secondo il “Rapporto 2003 sulla libertà religiosa nel mondo”, migliora nel Paese il rispetto per la libertà religiosa. Le proprietà ecclesiastiche confiscate sono state in gran parte restituite, e lo scorso 21 marzo il presidente Leonid Kucma ha firmato un decreto volto a superare “alcuni dei pregiudizievoli effetti sulle religioni” che permanevano dal precedente periodo sovietico. Non sembra tuttavia cessare il controllo dei sacerdoti cattolici da parte dello Sbu (Servizio di sicurezza ucraino), interessato allo stato finanziario delle parrocchie e volto a conoscere, attraverso precise domande ai sacerdoti o controlli sulle loro linee telefoniche, i sentimenti politici della popolazione.