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L’esempio di Ivan” “

Le attese dei bosniaci per la visita del Papa” “” “

“Beati i puri di cuore” (Mt 5,8) è questo il motto del viaggio del Papa in Bosnia ed Erzegovina, il prossimo 22 giugno. Si tratta della seconda visita del Pontefice nel Paese balcanico, dopo quella del 12 aprile 1997. Nel corso della visita, che lo porterà a Banja Luka, il Papa beatificherà Ivan Merz (1896-1928), “una pagina significativa della vita ecclesiale recente del popolo croato” e che s’inserisce “nella lunga storia della testimonianza cristiana nel territorio della Bosnia, Erzegovina e Croazia”. Ai giovani bosniaci Giovanni Paolo II consegnerà la croce venerata presso l’altare della celebrazione a ricordo proprio di questo nuovo Beato, “un giovane della vostra terra”, invitandoli ad essere “testimoni della bellezza del culto cristiano” e ad esprimere “nella vita quanto avete ricevuto nella fede”.

“Parole di speranza, di pace, di perdono e di riconciliazione”: Le attese del popolo bosniaco, alla vigilia della visita del Papa a Banja Luka, sono tutte in queste parole di mons. Ivo Paradzik, portavoce della Conferenza episcopale bosniaca. “Abbiamo bisogno di amore e di pace per proseguire nell’opera di risanamento dei cuori e di ricucitura dei rapporti dopo la guerra balcanica – prosegue Paradzik -. Molto è stato fatto dopo la fine della guerra, diverse cose sono migliorate ma molto resta ancora da fare. La visita del Papa, dopo quella a Sarajevo, città simbolo della Bosnia, nell’aprile del 1997, ci darà la spinta a proseguire sulla strada della riconciliazione e del perdono”. Ma non sono solo questi gli obiettivi da perseguire. “La Bosnia – ricorda il portavoce – deve guardare all’Europa e al processo di allargamento insieme al rientro di molti connazionali, ad esempio, dall’Austria, dalla Serbia, dalla Croazia”. Ma c’è un’altra sfida che riguarda la Bosnia e che preoccupa in particolare la Chiesa cattolica: “la diminuzione dei fedeli cattolici, la cui percentuale, oggi è di poco superiore all’11%. Speriamo – conclude – che la visita del Papa torni a dare forza e speranza ai nostri fedeli. L’esempio di Ivan Merz che Giovanni Paolo II beatificherà rappresenta un modello da seguire”.

Il venerabile Servo di Dio Ivan Merz nasce a Banja Luka il 16 dicembre 1896 dove frequenta le scuole. Dopo un breve periodo trascorso presso l’Accademia militare di Wiener Neustadt, nel 1915 si iscrive all’Università di Vienna, con l’obiettivo di diventare insegnante. Arruolato trascorre la maggior parte del 1917 e del 1918 sul fronte italiano. Dopo la guerra, torna a Vienna per continuare gli studi (1919-1920) e, successivamente, si trasferisce a Parigi (1920-1922). Il Servo di Dio diventa noto quale ‘apostolo dei giovani’, prima nella “Lega dei giovani cattolici croati”, poi nella “Lega croata delle Aquile”, con la quale inaugura in Croazia l’Azione Cattolica voluta da papa Pio XI. Per lui l’Organizzazione doveva contribuire a formare una “élite di apostoli della santità”. A tale fine doveva servire anche il rinnovamento liturgico di cui egli fu uno dei primi promotori in Croazia, anticipando di quattro decenni le idee direttrici del Concilio Vaticano II. Muore a Zagabria il 10 maggio 1928, all’età di 32 anni.

Secondo le cifre fornite dall’Annuario statistico della Chiesa cattolica e riferite al 31.12.2001, i cattolici in Bosnia rappresentano l’11.3% della popolazione per un totale di 461mila fedeli. Sono ripartiti in tre circoscrizioni ecclesiastiche e 282 parrocchie e 2 altri centi pastorali. I vescovi sono 4 (dato riferito al 31/5/03), i sacerdoti diocesani 237 e quelli religiosi 346. I catechisti sono 38. La Chiesa cattolica in Bosnia gestisce 8 scuole materne, (con 2016 studenti), 5 medie inferiori e secondarie, (con 1520 studenti), 1 casa per anziani , invalidi e minorati, 1 orfanotrofio e 5 centri speciali di educazione o rieducazione sociali.