editoriale" "

Il grido di Elie Wiesel” “

Scenario 1: “Ancora una volta vi sono stati giorni di sangue e di morte” per persone che vivono “una spirale infinita di violenza e ritorsione”. Papa Giovanni Paolo II ha pronunciato queste parole agghiaccianti dopo la preghiera dell’ Angelus con i fedeli riuniti a Roma domenica scorsa, il 15 giugno. Parlando degli orribili avvenimenti di Terra Santa, il Papa ha esortato “la comunità internazionale a non stancarsi di aiutare israeliani e palestinesi a ritrovare il loro senso di umanità e fratellanza”, al fine di costruire insieme il loro futuro. Il Papa ha fatto appello a tutti, in particolare a tutti coloro che abitano in Terra Santa, affinché facessero proprie le sue parole tanto spesso ripetute: “Non vi è pace senza giustizia, non vi è giustizia senza perdono”. Quello del Papa è stato un appello tutto umano e viscerale, espresso con sentimento ma con calma, senza alcun riferimento alla religione all’infuori della sua speranza che Maria ci sia vicina nei nostri sforzi per la pace.

Scenario 2: I Capi di Stato e di Governo degli Stati Membri (e degli Stati dell’Allargamento) dell’Unione Europea, riuniti a Salonicco (Grecia) dal 19 al 21 giugno, “ascolteranno una presentazione del Presidente della Convenzione Europea (il Presidente Giscard d’Estaing) e… discuteranno il documento finale contenente il frutto del lavoro della Convenzione”. La Costituzione proposta governerà la vita di 450 milioni di cittadini europei. Non stupisce quindi che si sia svolto un dibattito serio e vivace circa l’opportunità che nel preambolo si menzionasse Dio o il Cristianesimo. Quel che invece sorprende è che non vi sia menzione né di Dio né del Cristianesimo, ma semplicemente del “patrimonio culturale, religioso e umanistico dell’Europa” che è “sempre presente nel suo retaggio” e “ha radicato nella vita della società la sua percezione del ruolo centrale della persona umana e dei suoi diritti inviolabili e inalienabili e del rispetto della legge”. Lasciando da parte i diritti e i torti di quel che avrebbe o non avrebbe dovuto essere menzionato, il risultato è piatto e impersonale.

Scenario 3: “Pietà di me. Oh, dimmi che mi perdoni e abbracciami. Alla tua bontà mi rimetto. Senza misericordia dov’è la bontà? Non vuoi avere pietà di me?” Queste sono le parole di una canzone dei Prefab Sprout, un gruppo rock britannico. Ci si aspetterebbe che fossero parole rivolte a una persona amata. Forse, ma dalle altre canzoni dello stesso album ( Jordan: The Comeback, agosto 1990) si capisce chiaramente che l’autore le ha rivolte a Dio. Paddy McAloon è stato in seminario ma non ha mai preso i voti, e la canzone lo coglie immerso in un clima riflessivo. Ovviamente, la misericordia è per lui la qualità suprema, l’esperienza squisitamente umana di Dio. La misericordia è anche la qualità che ci permette di vivere a immagine e somiglianza del nostro Creatore. “Senza misericordia dov’è la bontà?”. La risposta di McAloon è chiaramente che non c’è bontà senza misericordia. Una riflessione impegnativa.

Oscurità dell’illuminismo: Le persone stanche delle guerre “di religione” hanno confuso la religione con Dio e hanno deciso, come scrisse poi Feuerbach, che il mondo non era abbastanza grande per Dio e per noi. Noi siamo cresciuti troppo per aver bisogno di Dio, ma questa maturità ci ha dato quella che i Cardinali Murphy-O’Connor e Martini hanno chiamato una “società senza padre”: un continente senza padre, forse? L’Europa adolescente ha dato vita a un’ideologia fondata sui diritti: bene, ma se non è bilanciata da un riconoscimento dei nostri doveri nei confronti del prossimo, è il massimo dell’egoismo. La follia di tutto ciò è riassunta nel grido di Elie Wiesel di fronte alla morte ad Auschwitz: “Dov’è Dio?” – e l’improvvisa scintilla di saggezza: “E’ proprio qui”. Nonostante la nostra follia, Dio non ci ha mai lasciati, neanche nell’Irlanda del Nord, neanche nella Terra Santa di oggi. L’Europa dovrebbe avere la saggezza di condividere con coloro che attualmente sono sopraffatti dall’odio per i mali che i loro vicini hanno commesso in passato. Il gergo della politica non potrà mai cogliere l’anima dell’Europa così come lo fa il grido appassionato del venerabile Papa, che sogna ancora sogni fondati su una visione del mondo dove Dio e l’uomo si completano l’un l’altro, oppure di quel giovanotto le cui parole riecheggiano le sue, l’uomo che ha già decodificato il mistero della pace riconoscendo una verità ingenua – la chiave è la qualità divina-umana della misericordia.