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La parola ai governi” “” “

Il 20 Giugno Valery Giscard d’Estaing presenta al Vertice dei Capi di Stato e di Governo dell’Ue di Salonicco la bozza di Costituzione Europea. In merito alle opinioni divergenti sulla qualità del documento ed alle possibilità di modifica della bozza da parte della Conferenza Intergovernativa di Ottobre, SirEuropa ha incontrato Zdenek Werner , delegato per l’Europa della Città di Praga, nonché collaboratore della delegazione della Repubblica Ceca in Convenzione. Werner, antico allievo dell’Istituto Europeo di Firenze ed oggi conferenziere internazionale sui temi dell’integrazione europea e dei nuovi rapporti tra Est e Ovest, ha riottenuto la nazionalità Ceca sette anni orsono, dopo oltre vent’anni di esilio dall’ex-regime cecoslovacco.

Qual è il suo giudizio sulla bozza di Convenzione?
“Nel febbraio del 2002 si partì con molto entusiasmo, ma anche con lo scetticismo – meglio, realismo – che non guasta quando si deve costruire qualcosa dal nulla o “restaurare” un oggetto prezioso. Un risultato c’è stato. Parziale forse, incompleto, di compromesso: ma come poteva essere altrimenti? Redigere una Costituzione non equivale a scrivere un documento qualsiasi; le pressioni, le lobby, gli equilibri interni alle Istituzioni e gli interessi nazionali assumono dimensioni eccezionali. Dire quindi che la Convenzione ha fatto un lavoro egregio corrisponde alla verità. C’è chi è più contento e chi meno, ma fa parte del gioco. Si può discutere sui tempi: concedere ai Convenzionali altri mesi di lavoro non avrebbe guastato, anche perché in fin dei conti la Costituzione entrerà in vigore nel 2009″.

Cosa ritiene dovrebbe essere cambiato per migliorare il testo?
“Non è tanto un problema di emendare il testo – cosa che comunque avverrà – quanto fare in modo che le politiche iscritte nella Costituzione siano effettivamente messe in pratica. E con il più alto grado di efficienza possibile. E per efficienza intendo coerenza tra le parole e i fatti, trasparenza nelle procedure, ascolto della società e tutela degli interessi legittimi dei cittadini europei. Non so fino a che punto sarà possibile: dalla Convenzione è uscita un’Europa (dei Governi ma anche della visione di Unione allargata) divisa in due. Ciò detto, posso anche aggiungere che è importante aver posto fine al sistema di rotazione semestrale delle Presidenze e di aver affidato ad una sola persona il coordinamento dei Vertici, ed ancora più importante aver previsto la figura del Ministro degli Esteri. Per il numero di competenze e per il peso storico della sua burocrazia, la Commissione non corre il rischio di perdere poteri a vantaggio del Consiglio. Anche perché, se avremo una Costituzione, Consiglio e Commissione dovranno rispondere entrambe al Parlamento e quindi ai cittadini. E fare più attenzione all’agricoltura, che con l’allargamento aumenta il proprio peso specifico”.

Cosa attendersi dalla Conferenza Intergovernativa (Cig) di ottobre?
“Le aspettative della gente all’inizio dei lavori della Convenzione. Erano forse troppo alte, tanto che in buona parte sono andate deluse. Si capisce quindi la difficoltà per la maggior parte dei cittadini europei cristiani ad accettare un debole accenno alle radici cristiane, così come comprendo la difficoltà inglese ad accettare limitazioni di sovranità in politica estera e la reticenza della Spagna a rivedere il sistema di voto a maggioranza qualificata a lei particolarmente favorevole sancito dal Trattato di Nizza. Ma è proprio l’andare incontro a tali aspettative dei popoli il compito della Cig. Due cose sono da prendere in considerazione da parte della Cig: il fatto che il testo di Giscard è unico, e quindi fortemente consensuale e legittimato anche agli occhi dell’opinione pubblica; il potere assoluto che, malgrado il consenso della Convenzione, le concede la pericolosa facoltà di rivoluzionare la Costituzione. Vedo un risultato che, qualunque sia, ha l’imperativo assoluto di assicurare la sopravvivenza prima e la crescita poi dell’Europa allargata. Tra un anno saremo a Venticinque, non potremo permetterci lacune organizzative né contrasti troppo profondi su questa o quella politica. E questo indipendentemente dalla Costituzione”.