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Lettera dei vescovi di Irlanda per gli "Special Olympics"” ” (Dublino, 21-29 giugno)” “” “
“La vita in tutta la sua pienezza” è il titolo della lettera pastorale diffusa nei giorni scorsi in Irlanda alla vigilia dell’XI edizione dei Giochi mondiali estivi “Special Olympics” riservati ad atleti diversamente abili. Vi prenderanno parte 7000 atleti con ritardo mentale, 2000 tecnici, 28.000 familiari, 30.000 volontari. Sono 160 i Paesi rappresentati e 18 le discipline sportive in cui si cimenteranno gli atleti. In Europa le persone con disabilità sono circa 10-15 milioni, l’handicap mentale è il più diffuso. E’ l’iniziativa sportiva più importante del 2003, dichiarato dall’Unione Europea “Anno europeo dei disabili” e che quest’anno, per la prima volta, si tiene fuori dei confini degli Stati Uniti, e più precisamente in Irlanda (21-29 giugno). “Questi giochi scrivono i vescovi sono un segno forte di ciò che si potrebbe raggiungere se valorizziamo le abilità e le capacità della persona e non ci fermiamo davanti alla disabilità. Questi atleti ci insegnano molto in quanto a motivazioni e determinazione”. Ma occorre anche riflettere, prosegue la lettera, che “per molte persone con disabilità la vita quotidiana non è sempre piacevole. Vivere con una disabilità può creare un senso di diversità e a volte di esclusione”. Da qui l’importanza per la Chiesa di “assistere e essere vicino a tutti coloro che vivono la disabilità e le loro famiglie perché abbiano supporto e aiuto. La Chiesa non è completa senza i disabili”. “Dobbiamo essere vigili affinché siano garantiti loro abitazioni e trasporti accessibili, un’istruzione ed un impiego adeguato con servizi pubblici”. Questo evento deve essere un momento per riflettere “se le nostre comunità sono aperte ai giovani disabili e alle loro famiglie e se queste sono degnamente rappresentate nei vari consigli e movimenti”. Le Special Olympics sono state fondate trenta anni fa dalla famiglia Kennedy allo scopo di valorizzare attraverso lo sport le diverse abilità delle persone con ritardo mentale e di promuovere il loro inserimento nella società. Ne abbiamo parlato con Mike Smith , responsabile della sezione europea di Special Olympics.
Che valore hanno per l’Europa, le Special Olympics a Dublino?
“Le Special Olympics di Dublino saranno il più grande evento del genere a livello mondiale, è un simbolo di opportunità per tutti ma è anche la semplice gioia di partecipare allo sport e alla vita. Questo è ancora più importante perché si sta celebrando l’anno europeo delle persone con disabilità, che cerca di stabilire pari diritti e integrazione nella società. L’impegno nel progresso sociale di tutte le persone è e dovrà essere sempre di più, uno dei principi fondanti dell’Europa”.
Quali i problemi e le differenze tra Paesi dell’Est e dell’Ovest?
“Nell’Europa occidentale ci sono più servizi per disabili che nell’Europa dell’est. Nei paesi dell’ex Unione sovietica c’è ancora una eredità di profonda negligenza nei confronti dei disabili. Qualcosa sta cambiando, ma i fattori economici non aiutano lo sviluppo dei servizi di cui si ha bisogno, inclusa la partecipazione alle Special Olympics. Comunque, negli ultimi due anni abbiamo fatto alcuni grandi passi in avanti in Russia e in altri Paesi dell’Est”.
Un consiglio all’Europa per le politiche sociali sulla disabilità?
“Garantire pari opportunità nell’educazione, nella salute e nel lavoro a tutti i cittadini, compresi i disabili: questa dovrebbe essere la parte più incisiva e forte della Costituzione europea, non solo a parole ma in servizi reali. Anche nei casi in cui i diritti per le persone disabili sono tutelati dalle leggi, c’è ancora molta strada da fare per trasformarli in servizi reali. Le persone con ritardo mentale sono ancora molto in basso nella lista delle priorità sociali. Organizzazioni come Special Olympics devono continuare ad aggiungere la propria voce a tutti gli sforzi contro la segregazione e l’esclusione sociale”.
Cosa rappresenta lo sport nella vita degli atleti disabili e, di riflesso, nel contesto sociale in cui vivono?
“Special Olympics ha dimostrato che lo sport può portare benefici importanti alle persone con ritardo mentale. Migliore salute, maggiore capacità di socializzazione, fiducia in se stessi, nuove amicizie, ecc.. Lo sport può sviluppare capacità che costituiscono un primo passo verso una migliore riuscita a scuola, nel lavoro, nella vita. L’impatto delle Special Olympics sulle famiglie degli atleti è enorme. Riescono ad essere orgogliosi dei successi dei figli, li vedono acquistare grande indipendenza e contribuire al cambiamento degli atteggiamenti nelle comunità in cui vivono”.