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Europa, ‘isola felice’ dell’informazione, ” “ma con qualche problema…” “
Concentrazioni di media, protezioni delle fonti, sono per Reporters sans frontières i due principali problemi dell’informazione europea. A riguardo è stata recentemente presentata dal Parlamento europeo una proposta per la redazione di un “libro verde” sulla concentrazione dei media. Per fare il punto sullo stato di salute dell’informazione europea abbiamo rivolto alcune domande a Soria Blatmann , responsabile per l’Europa, la Cecenia e la Turchia di Reporters sans frontières, in Italia per il premio giornalistico “Ilaria Alpi” (Riccione, 5-7 giugno 2003).
In diversi Paesi nel mondo la libertà di stampa e di espressione è minacciata. Ci sono rischi simili anche nel Vecchio Continente?
“Direi di no. Secondo una classifica del 2002 di Reporters sans Frontières (Rsf) sulla libertà di stampa e pluralismo di informazione, su 139 Paesi, quelli europei occupavano le prime posizioni. Unica eccezione l’Italia, al 40° posto. In Europa non esistono dittature e l’informazione vive ancora una situazione tranquilla”.
Le grandi concentrazioni di media in Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania sono una minaccia per il pluralismo?
“Non ancora ma potrebbero diventarlo. Eventuali conflitti di interessi devono essere risolti dai parlamenti nazionali ed anche con una legislazione internazionale. Specialmente adesso che l’Europa sta vivendo la fase storica dell’allargamento. Una regola base della democrazia è la separazione tra potere politico e media”.
Ma come evitare ogni rischio?
“Confidiamo molto sul lavoro della Commissione europea e sulla redazione di un ‘libro verde’, proposto dall’Europarlamento, sulle concentrazione dei media perché vengano date regole certe e fissati dei limiti”.
Oltre alle concentrazioni ci sono altri problemi?
“Uno in particolare: la protezione delle fonti giornalistiche. Dopo l’11 settembre 2001 in alcuni Stati europei come Francia, Spagna, Inghilterra sono state compiute perquisizioni e sequestri di materiali ai danni di giornalisti. In Danimarca ad un cronista è stato intimato di rivelare le sue fonti all’interno delle comunità islamiche. Il lavoro del giornalista è quello di informare e non di coadiuvare la polizia nelle sue indagini. Se dovesse rivelare le proprie fonti verrebbe meno il rapporto di fiducia con le stesse e anche il cosiddetto giornalismo di inchiesta”.
L’Europa si sta allargando ad Est, nei Paesi del blocco comunista…
“Con le dovute distinzioni si tratta di Paesi che hanno compiuto degli sforzi per adeguarsi alle norme europee ed internazionali sulla libertà di stampa. Croazia, Montenegro e anche la Serbia, prima dell’assassinio del premier Zoran Djindjic, il 12 marzo 2003. Lo stato di emergenza attuato dopo la sua morte ha favorito la censura. Qualche eccezione per la Romania che per evitare una stampa contraria all’adesione ha, diciamo, ‘imbavagliato’ alcuni organi di stampa”.
Come giudica il richiamo del Papa perché i media siano al servizio della verità e non di interessi particolari?
“Il Messaggio del Papa in occasione della Giornata delle Comunicazioni sociali del 1 giugno scorso mi ha fortemente impressionato per la sua attualità. E’ un forte monito ai Governi e alla società ad investire sui media perché siano posti a servizio della verità e della giustizia. Lo condividiamo e come Rsf ci impegniamo in questa direzione sensibilizzando l’opinione pubblica dei nostri Paesi e ricordando anche che ci sono dei giornalisti che hanno dato la vita per questo o che si trovano reclusi in diverse prigioni del mondo. Sono 18 i cronisti morti nei primi sei mesi del 2003 e 130 quelli detenuti”.