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Mai più senza di loro” “

Disabili: la Chiesa italiana per l’accoglienza, ” “la catechesi, la vita di ogni giorno” “

In Italia, una diocesi su tre possiede un settore specifico dedicato alla pastorale dei disabili, e l’attenzione delle chiese locali per tale ambito “è in continua crescita”, dichiara l’Ufficio catechistico (Settore catechesi dei disabili) della Conferenza episcopale italiana (Cei). E la presenza dei disabili nella Chiesa (in Italia sono circa tre milioni) è stato uno degli argomenti principali della 51a Assemblea generale della Cei che si è tenuta a Roma nei giorni scorsi.

Un documento sui disabili. Il 2003 è l'”Anno Europeo della persona disabile”, e proprio quest’anno – informa mons. Walther Ruspi, direttore dell’Ufficio catechistico della Conferenza episcopale italiana – verrà pubblicato in Italia un documento sulla presenza dei disabili nella Chiesa, di cui hanno discusso i vescovi durante la recente assemblea”. Si tratta di un “pronunciamento” rivolto a “testimoniare come la Chiesa viva la sua ‘cattolicità’ nell’accoglienza di tutti, al di là delle diverse situazioni di difficoltà comunicative dovute alle varie forme di ‘diversa abilità’. I disabili, nella Chiesa, sono un dono di vita e di amore, e la comunità ecclesiale sarebbe più povera senza di loro”. Il documento in via di pubblicazione, intende “raccogliere tutte quelle indicazioni pastorali che, sulla scorta delle indicazioni dei vescovi, scaturiscono dalle esperienze concrete con i disabili in atto sia sul versante nazionale, sia nelle diocesi e nel territorio”.

Non “marginalizzare”, ma “accogliere”. Uno “stand” sulla disabilità, che da una parte “attiri l’attenzione” sull’Anno europeo dei disabili, e dall’altra permetta di parlare direttamente non solo con gli operatori pastorali del settore, ma con gli stessi disabili, attraverso “una comunicazione da persona a persona capace di andare ben oltre le parole”. Questa, anticipa Ruspi al Sir, la “novità” del prossimo Convegno nazionale dei direttori degli Uffici catechistici diocesani, che si svolgerà a Rocca di Papa (Roma), dal 16 al 19 giugno, sul tema “Il primo annuncio in parrocchia”. “Affermare la centralità del disabile nella Chiesa – spiega la coordinatrice nazionale del settore – significa non ‘marginalizzare’ tali persone, ma al contrario farle sentire sempre più inserite a pieno titolo nella propria comunità”. Significa “puntare alla formazione di operatori capaci di sollecitare una ‘risposta’ del disabile dentro la diocesi, non soltanto in gruppi o settori specializzati”.

La centralità della parrocchia. “Proporre, in tutti i percorsi formativi, liturgici e di solidarietà, un’immagine positiva della persona disabile; essere vigile nel difendere la tutela della salute integrale del cristiano, impegnandosi perché gli investimenti nel campo della prevenzione siano rispettosi dei diritti dei disabili; stimolare i responsabili dei servizi di riabilitazione pubblica, sostenendo con forza la necessità di destinare risorse adeguate a questo settore”: questi alcuni “compiti pastorali” assegnati alla parrocchia, chiamata anche a “farsi promotrice di un ambio movimento sociale volto all’abbattimento di tutte le barriere, fisiche e psicologiche, che negano l’accesso alla comunicazione”, a cominciare dal suo interno. “Valorizzare le risorse di ognuno e sensibilizzare la comunità ecclesiale ad una dimensione di accoglienza”: queste, per Scarcella, le “parole d’ordine” per gli sviluppi futuri della pastorale dei disabili, in sintonia con le attività già in atto (e in via di sviluppo) nelle parrocchie, realtà locali e associazioni e che vedono le diocesi un vero e proprio “laboratorio” di riflessione e integrazione.