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Pronti ad entrare” “

Raggiunge la soglia dell’80% la percentuale media dei cittadini favorevoli ” “all’adesione all’Ue nei nuovi Paesi membri” “

“Vogliamo entrare nell’Unione Europea. Non bisogna avere paura perché isolarsi è peggio”. Così il card. Josef Glemp, presidente dei vescovi polacchi, esortava i suoi connazionali ad esprimere il loro voto favorevole alla vigilia del referendum di adesione all’Europa, che si è tenuto il 7 e 8 giugno. Parole che si aggiungevano a quelle del Papa del 19 maggio, “l’Europa ha bisogno della Polonia… la Polonia ha bisogno dell’Europa”. Un invito ascoltato con il 77,5% circa dei polacchi che ha votato ‘sì’ all’adesione, con una percentuale dei votanti del 58,8%. Ora occhi puntati alla Repubblica Ceca, che aspettava con attenzione l’esito del voto polacco e che celebrerà il suo referendum il 13 e 14 giugno. A parlarne al Sir è il presidente della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza episcopale della Repubblica Ceca, mons. Vàclav Maly.

Favorevoli all’ingresso. “La Conferenza episcopale ceca si è sempre espressa in favore dell’ingresso del Paese nell’Unione europea. Già in un documento del febbraio 2003 i vescovi affermavano di sostenere il processo di unificazione basato su fiducia, solidarietà, sussidiarietà, democrazia, pluralismo, speranza e riconciliazione. Siamo contenti di inserirci nella costruzione di un Europa unita ai valori cristiani, e ci rivolgiamo non solo a tutti cristiani, ma anche agli altri cittadini del nostro Paese, affinché non perdano l’unica occasione di adempiere il desiderio di tante generazioni, il desiderio le cui radici stanno nella eredità del vescovo di Praga, S.Adalberto, di Carlo IV, di Jiøí z Podìbrad, di Jan Amés Komenský e altri, il desiderio di far parte attiva della comunità europea”. Nelle parole di mons. Vàclav Maly, presidente della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza episcopale della Repubblica Ceca, c’è tutta la volontà europeista dei vescovi cechi, per i quali l’appuntamento referendario è un’occasione per “europeizzare” ulteriormente il Vecchio Continente. E’ più di una speranza, allora, quella che emerge dai sondaggi pre-elettorali secondo i quali la maggioranza dei votanti dirà ‘sì’ all’ingresso nell’Unione. “Con l’entrata nell’Ue – afferma mons. Maly – è possibile aspettarsi un rafforzamento della sicurezza, della stabilità e della democrazia della Repubblica Ceca” che solo alla fine dello scorso febbraio, era riuscito ad eleggere, al terzo turno della terza elezione, l’ex Primo ministro liberale, Vàclav Klaus (Partito democratico civile, Ods), decimo Presidente della Repubblica Ceca, al posto di Vàclav Havel il cui mandato era scaduto il 2 febbraio 2003. Nonostante l’incertezza politica e secondo il presule, “qualche grado di apprensione tra la popolazione per questo storico evento” il contributo della Repubblica Ceca “si farà sentire. I cittadini cechi sono poliglotti, creativi e daranno il loro appoggio alla causa della famiglia europea”.
Secolarizzazione e Preambolo. Nessun timore neanche per il paventato pericolo della secolarizzazione che sta colpendo l’Europa. “La ‘scristianizzazione’ e l’indebolimento dei valori cristiani del nostro continente – dice – è un processo cominciato già nel XIX secolo e che purtroppo continua. Ma la causa non è il più recente processo di integrazione europea”. Tuttavia “sarebbe bene, diversamente da quanto sta avvenendo, che nel Preambolo della futura Costituzione europea ci fossero riferimenti espliciti alle radici cristiane dell’Europa. E’ essenziale, infine, il fatto che nella Costituzione sia ben espressa la posizione delle Chiese, il rispetto delle loro regole interne e del loro dialogo con le Istituzioni europee”.

Scheda: i referendum di adesione
Ad inaugurare la serie dei referendum di adesione all’Ue è stata l’isola di Malta l’8 marzo 2003. In quella data il 53% dei votanti espresse parere favorevole, a fronte di un 45% di ‘no’ e di un 2% che invalidò il voto. Due settimane dopo (23 marzo) fu la volta della Slovenia che oltre ad un ‘sì’ convinto all’Ue (88%) scelse di aderire anche alla Nato (66%). Schiacciante maggioranza di sì anche in Ungheria, dove, il 12 aprile, l’83,8% dei votanti si espresse a favore dell’Ue. Sabato 10 e domenica 11 maggio fu la volta della Lituania. Il più grande Paese baltico aderì all’Unione con il 90,97% di consensi. Il trend positivo è proseguito con la Slovacchia (16-17/5) dove il 92,46% votò a favore dell’ingresso nell’Ue e la Polonia (7-8/6) con il 77,5%% dei suffragi. Ora dopo la Repubblica Ceca (13-14/6), sarà la volta di Estonia (14/9) e Lettonia (20/9). Cipro, al momento, non ha organizzato alcun referendum.