polonia" "

Un "sì" a fronte alta” “

Si parlerà anche dell’adesione all’Ue nell’imminente ” “assemblea dei vescovi polacchi” “

Sesto Paese, tra i dieci candidati, a recarsi alle urne per il referendum di adesione all’Unione Europea, la Polonia con il 77, 5 dei voti ha detto ‘sì’ all’ingresso nell’Ue. I votanti sono stati il 58,8% e i contrari il 22,5%. Il Sir ha raccolto i commenti del portavoce della Conferenza episcopale polacca, p. Adam Schulz e del vescovo della diocesi di Siedlce mons. Zbignew Kiernikowski.

Non un traguardo ma uno stimolo. “La Chiesa polacca accoglie la decisione espressa dalla popolazione nel referendum dei giorni scorsi come una importante scelta per la storia del nostro Paese. I Vescovi in particolare sono lieti che la maggioranza dei polacchi abbiano scelto di recarsi alle urne, come era stata ripetutamente chiesto, per poter giungere ad una decisione che tenesse conto della reale volontà popolare”: commenta con queste parole il risultato positivo del referendum per l’adesione della Polonia all’Unione Europea, il portavoce della Conferenza episcopale polacca, p. Adam Schulz, gesuita. “Nei prossimi giorni, da venerdì a domenica, i Vescovi si riuniranno in assemblea per riflettere su vari argomenti e uno di questi sarà certamente il risultato del referendum – prosegue il portavoce – che non costituisce un semplice traguardo ma uno stimolo a guardare avanti. Per il nostro Paese, l’adesione all’Unione Europea vorrà infatti dire imparare a collaborare a livello continentale e non solo sul piano economico e sociale, ma anche culturale, civile e religioso. Sotto quest’ultimo profilo – aggiunge – dovremo incentivare le attività di educazione e di annuncio del Vangelo, ma anche sostenre il dialogo con quanti, all’interno del nostro Paese e fuori di esso, provengono da altre prospettive di fede e culturali”.

Astensioni da considerare. Anche secondo mons. Zbignew Kiernikowski, vescovo della diocesi di Siedlce, il risultato del referendum rappresenta un forte stimolo per il Paese: “Per la Polonia si tratta di una sfida e una opportunità insieme, perché saremo chiamati ad avviare un nuovo tipo di relazioni da un lato con l’Europa occidentale alla cui Unione oggi facciamo parte, dall’altro con i Paesi europei che non vi sono ancora entrati”. “Per noi pastori della Chiesa polacca – prosegue mons. Kiernikowski – rimane un problema non trascurabile il fatto che una parte relativamente alta della popolazione abbia scelto di astenersi dal voto. Significa che quattro cittadini su dieci non si sentono adeguatamente rappresentati e coinvolti nelle grandi scelte politiche ed amministrative del Paese”. “Ciò significa anche che qualcosa non funziona nella nostra società, che c’è qualcosa di malato, come una mancanza di fiducia nelle persone scelte per rappresentare gli elettori”.

Adesione e valori cristiani. L’adesione alla Ue rappresenta anche una sfida “per quanto riguarda i valori cristiani. Noi credenti – sottolinea il vescovo – non aspettiamo che le istituzioni statali o internazionali appoggino direttamente i valori cristiani, perché essi debbono difendersi da se stessi. E’ comunque importante anche il clima complessivo con cui si parla di famiglia, di unioni fuori dal matrimonio, di divorzio, aborto e di altre questioni etiche e bioetiche oggi molto discusse. Nostro compito sarà andare a fronte alta e senza timori portando la visione cristiana anche all’interno dell’Europa unita. Non dobbiamo farci illusioni e siamo chiamati ad affrontare questa nuova sfida che potrebbe servire a consolidare il cristianesimo”. Tra i temi di cui si occuperà l’assemblea dei vescovi polacchi ci sono i risultati del recente pellegrinaggio a Roma per il 25° di pontificato di Giovanni Paolo II, la corruzione a livello sociale e amministrativo, il dialogo ecclesiale con l’Ucraina, la disoccupazione (20% della forza lavoro), la pastorale per i polacchi all’estero (che sono quasi 10 milioni), il rapporto tra Chiesa e mass-media.