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Il grande Molière ha creato nel suo teatro della commedia umana il famoso Tartufo, che è diventato nella lingua francese sinonimo di impostore.
Il noto personaggio è tornato alla mente nel leggere il progetto di preambolo della futura Costituzione europea prima dell’imprevista cancellazione del riferimento al secolo dei Lumi e alla civiltà greco-romana (pag. 2). Ma anche dopo è rimasto sulla scena.
Nel testo erano evocate esplicitamente tra le eredità culturali europee, la civiltà greco-romana, le correnti filosofiche dei Lumi e uno strano “slancio spirituale”. Il Presidente Valéry Giscard d’Estaing, presidente della Convenzione incaricata della redazione del progetto aveva voluto precisare, su un quotidiano nazionale italiano, che lo “slancio spirituale” sarebbe stato in riferimento al cristianesimo ed aveva sottolineato che se il nome “cristiano” fosse stato scritto (“Orrore! Nascondete questo nome che non posso sentire!” direbbe il Tartufo di Molière), si sarebbe reso necessario anche un riferimento al Giudaismo e all’Islam.
“Cristianesimo” sarebbe quindi una parola da non scrivere in un testo ufficiale e da nascondere dietro l’espressione “slancio spirituale”. Ma perché mai porre sulla bilancia, come una minaccia e una forma di ricatto, l’Islam e il Giudaismo? Queste religioni hanno avuto ed hanno un loro ruolo nella storia e nella civiltà dell’Europa.
La verità sta nel fatto che l’Europa di oggi è fondamentalmente nata dal cristianesimo. E’ nata anche dalle civiltà greca e romana, dai lumi ed è stata influenzata da altri pensieri, ma il contributo cristiano resta tutt’oggi lo zoccolo duro del nostro continente.
Come mai alcuni uomini politici hanno ritenuto di poter nascondere una storia di 18 secoli sotto una formula vaga? Riconoscere questo zoccolo duro non significa pensare ad un improponibile governo teocratico. Si tratta soltanto di riconoscere un fatto che nessuno può cambiare perché, appunto, è un fatto. Nel libro La secolarizzazione. Religione e società nell’Europa contemporanea (Laterza, 1999), lo storico francese René Rémond annota che “fra tutti i continenti, l’Europa presenta nei riguardi del fatto religioso un’originalità che è un dato capitale: la comune appartenenza cristiana è una componente dell’identità europea. Essa crea una differenza originale con gli altri continenti, che si attenuerà con il movimento missionario attraverso il quale l’Europa porterà la sua fede agli altri mondi. Il cristianesimo ha impresso il suo marchio sul continente. L’Europa si è coperta con un grande mantello bianco di chiese. Dovunque sono stati fondati monasteri, i cui monaci hanno contribuito a dissodare la terra. Lo spazio è stato quadrettato, umili croci sono state erette agli incroci delle strade fino alle cattedrali e alle basiliche più austere. Il cristianesimo ha posto la sua impronta anche sul tempo, tramite il calendario liturgico”.
Si tratta di guardare alla realtà e di ribadire che le radici cristiane dell’Europa non ne escludono altre. Ignorarne alcune o tutte appare un gesto da Tartufo.
Nel dibattito in corso, rivelatore di tanti fantasmi, è in gioco la verità. Una Costituzione è un atto fondativo: si può fondare l’Europa su parole cancellate?