Costituzione Ue e religione¤” “

L’aspetto religioso costituisce un nodo al pettine di una Convenzione che chiede ai Capi di Stato e di Governo di poter concludere i lavori dopo il Vertice di Salonicco del 20 e 21 giugno. Confermato l’articolo 51 sullo status giuridico delle Chiese e sul loro contributo nell’ambito del dialogo sociale con l’Unione, un po’ a sorpresa il Presidium ha inteso evitare un riferimento esplicito alla tradizione del Cristianesimo e di altre confessioni, limitandosi ad un più generico richiamo alle “eredità religiose”. Per John Bruton “il Preambolo è squilibrato, ed usa un linguaggio opaco quando parla di tradizione religiosa. Dovevamo esprimere le fonti dei valori europei, del passato ma anche del futuro. E’ un fatto che molti Europei credano in Dio, e ciò merita un riconoscimento al pari delle prospettive umanista ed illuminista cui il testo fa riferimento”. Per Jacques Santer, ex Presidente della Commissione, “è buona cosa il mantenimento dell’articolo 51. Cercheremo di allargare il Preambolo con una frase di riferimento alla tradizione giudaico-cristiana; si può fare ed è giustificato”. Il popolare spagnolo Inigo Mendez de Vigo, capo della delegazione del Pe in Convenzione e membro del Presidium, afferma: “ero nel Presidium della Convenzione per la Carta dei diritti, dove il risultato fu nullo. Oggi almeno un riferimento religioso è presente ed il ruolo delle Chiese riconosciuto. E’ un passo da gigante. Come credente non mi rassegno, e penso che gli emendamenti porteranno i frutti attesi”. Secondo Jean-Luc Dehaene “il Preambolo è perfetto così com’è”. Nikolaus Meyer-Landrut, portavoce della Convenzione, commenta: “Bisogna capire che si sono fatti passi avanti enormi rispetto alla situazione odierna. Non possiamo inserire il riferimento esplicito al Cristianesimo, malgrado gli annunciati emendamenti: mi pare che si sia raggiunto un compromesso buono e sufficientemente equilibrato sul tema religioso. Andare troppo in là significherebbe mandare tutto all’aria”.