La Chiesa contro il terrorismo ” “

La Conferenza episcopale spagnola ha deplorato l’attentato del gruppo armato basco Eta che il 30 maggio ha ucciso due poliziotti e ne ha ferito gravemente un altro a Sangüesa, a cinquanta chilometri da Pamplona (Navarra). I vescovi spagnoli condannano “con fermezza questo nuovo attentato terrorista che presuppone da parte dagli autori lo sprezzo alle leggi di Dio, della società e della vita umana”. E in un messaggio della Commissione episcopale per l’apostolato secolare inviato in prossimità della Pentecoste, parlando della guerra in Iraq, dei conflitti dimenticati e del terrorismo internazionale, hanno esortato i fedeli laici a chiedere con insistenza a Dio il dono della pace e di “essere operatori ed artefici di pace”. I vescovi – che avevano già pubblicato lo scorso 22 novembre una istruzione pastorale contro il terrorismo (cfr SirEuropa 43/2002) – hanno ricordato che “le idee non s’impongono, si propongono”, e richiamano alla memoria che “nessuna rivendicazione si può difendere uccidendo”. L’arcivescovo di Pamplona, Fernando Sebastián, durante i funerali ha chiesto ai politici di “anteporre la libertà agli obiettivi partitici”. Eta ha usato ancora la “bomba lapa”, un esplosivo situato sotto il furgone dei poliziotti. L’attentato è stato condannato da tutte le forze politiche, tranne Batasuna, il braccio politico di Eta, che in Spagna non è più legittimato come partito. In molte città spagnole si sono svolti cortei silenziosi di rifiuto della violenza di Eta. Intanto il sacerdote redentorista irlandese Alec Reid – uno dei principali mediatori nel conflitto in Irlanda del Nord – è tornato nei giorni scorsi (prima dell’ultimo attentato) nei Paesi Baschi per proseguire i negoziati tra il nazionalismo moderato ed Eta. Don Alec Reid ha incontrato, tra gli altri, i gruppi nazionalisti baschi e i sindacati abertzales. Don Reid vorrebbe un “cessate il fuoco tattico” per “una negoziazione allo scopo di ottenere il diritto all’autodeterminazione nei Paesi Baschi”. Reid intende creare unità tra i nazionalisti “per avere una posizione unica nei confronti dello Stato” e si sta adoperando perché Eta “abbandoni le idee indipendentiste e faccia cessare la violenza”.