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Il lavoro del Tribunale penale internazionale ” “per i crimini nell’ex-Jugoslavia” “
“Fare giustizia del passato per ricostruire la società del presente”. E’ questo lo scopo del Tribunale Penale Internazionale per i crimini nell’ex Iugoslavia, di cui fa parte il giudice Fausto Pocar , docente di diritto internazionale all’Università degli Studi di Milano, che ha rivestito, tra le varie cariche, anche quella di presidente della Commissione per i diritti umani dell’Onu nel 1991 e nel 1992; membro del Tribunale penale internazionale per i crimini commessi in Ruanda nel 2000. Il Tribunale, che ha sede all’Aja ed è stato costituito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel 1993, si occupa dei crimini compiuti nei territori dell’ex Iugoslavia dal 1991 e della punizione dei responsabili: sono stati stimati 150.000 omicidi, innumerevoli gli stupri, le atrocità e i crimini perpetrati nei campi di concentramento con la specifica funzione di “pulizia etnica” contro gli appartenenti ad una etnìa o ad una religione diversa. Per ulteriori informazioni sull’attività del Tribunale internazionale per i crimini di guerra nell’ex Iugoslavia: www.un.org/icty. A Pocar abbiamo rivolto alcune domande. Come funziona il Tribunale? “Il Tribunale penale internazionale per l’ex Iugoslavia è composto di tre Camere di primo grado, con un totale di 18 giudici (metà dei quali permanenti, l’altra metà nominati in relazione a singoli processi) e sei Collegi giudicanti di tre giudici ciascuno, e di una Camera di Appello (Cda) composta di sette giudici (ogni collegio giudicante è di cinque giudici). Ciò significa che in primo grado si svolgono contemporaneamente sei processi. La Cda considera le impugnazioni contro le sentenze di primo grado, nonché una serie di appelli interlocutori contro ordinanze emanate dai collegi di primo grado nel corso dei processi che richiedono una decisione immediata. Va inoltre rilevato che la Cda opera anche quale camera di appello del Tribunale penale internazionale per il Ruanda, che è composto di soli giudici di primo grado, ad eccezione di due che fanno parte della Cda all’Aja”. Come vengono eseguite le decisioni di condanna? “Le decisioni di condanna sono eseguite mediante la detenzione nelle carceri di uno Stato con il quale il Tribunale abbia un accordo in questo senso. In altre parole, solo la detenzione preventiva avviene all’Aja; terminato il processo, l’imputato condannato viene inviato in un altro Stato per l’esecuzione della pena ed è sottoposto alle regole di detenzione di quello Stato”. Quale collaborazione dagli Stati di origine degli imputati? “La collaborazione degli Stati di origine degli imputati è essenziale per il funzionamento del Tribunale. Il grado di cooperazione è a volte limitato, creando non pochi ostacoli all’attività giurisdizionale. Esso è inoltre variabile a seconda degli atteggiamenti dei Governi. In generale, si assiste comunque a una sempre maggiore cooperazione da parte degli Stati della regione balcanica”. L’attività del Tribunale potrebbe avere ripercussioni positive per l’assetto politico-istituzionale dell’ex Iugoslavia? “Lo scopo del Tribunale è di contribuire alla ricostituzione di una vita politica e istituzionale democratica che faccia i conti col passato di ciascun Paese della regione. E’ convincimento comune che un’operazione di questo genere non può aver luogo se non è fatta giustizia rispetto ai crimini del passato. Una nuova società non può essere fondata sull’impunità di coloro che hanno commesso crimini gravissimi”.