Ue e mondo" "
Diarmuid Martin: "La vera politica può battere il terrorismo"” “
“D’ora in poi le guerre saranno sempre più con armi batteriologiche e gravi conseguenze ambientali e non saranno limitate solo al nostro pianeta ma si sono già spinte nel cosmo, visto che lo spazio è pieno di satelliti spia e di scudi spaziali”. A lanciare l’allarme, nel corso della V Consultazione delle Conferenze episcopali europee (Ccee) sulla responsabilità per il creato che si è svolta nei giorni scorsi a Breslavia (Polonia), è l’arcivescovo mons. Diarmuid Martin , osservatore permanente della Santa Sede presso l’ufficio delle Nazioni Unite e istituzioni specializzate a Ginevra, che nei prossimi mesi si insedierà a Dublino, nel suo Paese d’origine, come coadiutore del vescovo. Lo abbiamo intervistato. Tornerà nella sua diocesi come pastore. Come ritroverà l’Irlanda? “Manco da Dublino da 30 anni. Quindi dovrò conoscere i sacerdoti e i nuovi problemi dell’Irlanda. Ho lasciato il mio Paese con una situazione di disoccupazione che arrivava al 17% invece ora accoglie tanti immigrati. C’è prosperità economica ma ci sono nuovi problemi. Il processo di pace va avanti con grande sostegno da parte della popolazione anche se si scontra ancora con delle difficoltà a livello politico. è stata molto importante la volontà espressa dalla popolazione nei due referendum al nord e al Sud del Paese: la gente vuole che il processo di pace continui e tutte le Chiese diano il loro sostegno. Occorrono pazienza, coraggio e grinta per fare in modo che il processo sia portato a termine”. Purtroppo l’Irlanda conosce molto bene il terrorismo… “Il terrorismo è una strada senza uscita. Se penso al processo in Irlanda del Nord, c’è stato un lungo periodo di terrorismo e tensione ma le cose sono cominciate a cambiare quando alcuni politici hanno deciso di fare la vera politica, di mettersi al servizio della popolazione e di avere il grande coraggio di entrare in dialogo con la controparte, coadiuvati e sostenuti dalla Chiesa. Bisogna affrontare direttamente i grandi problemi presenti in una società e non lasciare spazio ai terroristi. Scegliere la via della pace richiede più coraggio e lungimiranza di altre soluzioni. La politica non va fatta per comodità e successo ma come servizio alla popolazione. La politica – come insegna anche l’Iraq – non può quindi essere telecomandata dall’esterno in nessun Paese. Un gruppo di persone che responsabilmente assumono la guida del destino di una popolazione è l’unica soluzione. E la Chiesa deve aiutare a formare una nuova generazione di politici. Qual è oggi il ruolo dell’Europa nella situazione internazionale? “Un’alleanza fattiva tra Stati Uniti ed Europa è importante perché abbiamo molte cose in comune nelle tradizioni di libertà e democrazia, ed indebolirle non sarebbe nell’interesse di nessuno. è una collaborazione necessaria per il futuro”. La minaccia più grande sono oggi le armi batteriologiche… “è preoccupante il fatto che la natura della guerra potrebbe cambiare. Gli strumenti internazionali di cui disponiamo per il momento per verificare l’esistenza o l’uso delle armi batteriologiche non sono sufficientemente forti. Con nuove situazioni nel campo degli armamenti abbiamo portato i nostri problemi anche nello spazio e questo è un segnale molto pericoloso. Bisogna procedere al processo di disarmo ma in molti Paesi non c’è la volontà politica di arrivare ad un dialogo fattivo sul disarmo. Inoltre gli strumenti a disposizione non sono più adeguati, andavano bene nel periodo della guerra fredda, ora non più. Corriamo il pericolo di uno sgretolamento delle strutture di cui disponiamo, senza avere un’alternativa”. L’Aids, poi il virus Ebola, ora la Sars. Cosa c’è dietro queste epidemie? “Chiaramente una guerra epidemiologica è una possibilità, ma non credo sia il caso della Sars. In Occidente siamo caduti nella trappola di credere che possiamo rispondere a qualsiasi malattia con un medicinale, mentre molte malattie richiedono cambiamenti nello stile di vita e misure di salute pubblica”.