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Pagine per il "libro verde"” “

La V Consultazione Ccee in Polonia. Imminente ” “pubblicazione di un dossier Ue sull’ambiente” “

Un appello alla solidarietà dell’Europa, in materia di agricoltura, nei confronti dei Paesi dell’Est e un invito a tutte le Chiese europee ad educare all’ambiente attraverso iniziative e gesti concreti: è questo, in sintesi, il contenuto del documento finale della V Consultazione delle Conferenze episcopali europee (Ccee) sulla responsabilità per il creato che si è concluso nei giorni scorsi a Breslavia (Polonia), con la partecipazione di oltre 60 rappresentanti delle Chiese di 22 Paesi europei e di delegati dall’Australia e da altre reti e organizzazioni che si occupano di temi ambientali. Un incontro incentrato sul tema della formazione alla responsabilità per il creato, da attuare negli ambiti più diversi: università, facoltà di teologia, catechesi, famiglia, parrocchie, scuola. Secondo don Aldo Giordano , segretario generale del Ccee, “la formazione alla salvaguardia del creato è un modo per evangelizzare, un luogo per dialogare con le altre religioni e con i non credenti”. “La Chiesa educa e forma attraverso gesti concreti – ha detto -. Ma è anche necessario un lavoro politico sul tema dell’agricoltura. Facciamo appello all’Europa perché sia capace di grande solidarietà”. L’Unione Europea pubblicherà, inoltre, nel mese di giugno un “libro verde” sull’ambiente e nell’incontro di Breslavia le Chiese europee si sono impegnate ad esprimere su di esso una valutazione. Il prossimo anno l’incontro si terrà a Namur, in Belgio, dal 3 al 6 giugno, e sarà incentrato sul contributo ecumenico e interreligioso e sulla dimensione nazionale ed europea. Ecco cosa è emerso dalla consultazione. Dall’Arca di Noè ai monasteri “ecologi”. Progetti ed esperienze concrete come piantare alberi, denunciare situazione di degrado ambientale, costruire un’arca di Noè simbolica per occuparsi degli animali, ripulire dai rifiuti un’area verde: è questo l’approccio didattico da usare con gli studenti e i giovani per educare ai temi ambientali e ad uno sviluppo sostenibile. Emergono così iniziative diverse da Paese a Paese: in Germania ogni diocesi ha un delegato per l’ambiente, la Chiesa forma consulenti con corsi biennali e oltre 700 comunità lavorano per la creazione di energie alternative; in Svizzera, Gran Bretagna, Italia, Spagna e Francia sono stati pubblicati sussidi che riscuotono grande successo soprattutto tra i giovani; in Austria la Chiesa promuove campagne su tasse ecologiche e agricoltura biologica e collabora con organizzazioni come Greenpeace; in Irlanda i temi ambientali fanno parte dell’insegnamento della religione nelle scuole; in Portogallo l’università cattolica ha un corso di laurea in ingegneria ambientale; in Ungheria si celebra da oltre 50 anni il “Giorno degli uccelli e degli alberi” con i francescani che organizzano iniziative diverse, mentre in alcuni Paesi europei le Chiese locali stanno cercando di istituire la celebrazione ecumenica di un “Giorno della creazione”. E molti monasteri in tutta Europa sono modelli di gestione secondo criteri e stili di vita alternativi, mentre durante l’incontro è stato proposto che tutte le case e le strutture appartenenti alla Chiesa siano d’ora in poi costruite seguendo le regole della bioedilizia. Pedagogia e natura. “La civiltà moderna ha una relazione dispotica con la natura – ha osservato durante l’incontro il pedagogista tedesco Gerhard Mertens – per cui la pedagogia deve creare le basi per una nuova comprensione della natura nella quale l’uomo è responsabile delle proprie azioni. Gli studenti e i giovani devono imparare a capire e denunciare le situazioni in cui il progresso non è più a misura d’uomo e non rispetta la natura. Non bisogna rinunciare alla tecnica ma dobbiamo creare una razionalità alternativa in grado di affermare che la natura ha in sé un mistero, una profondità insondabile, che va al di là del valore tecnologico e ed economico. Quando nella natura l’uomo trova il senso, allora si arriva anche al fattore religioso”. L’Europa e l’agricoltura. Nella tavola rotonda sul tema dell’agricoltura si è visto che la politica agraria europea “è fragile sia sul piano economico che su quello etico”. “La concessione di elevate sovvenzioni ai prodotti di esportazione impedisce infatti la crescita dei mercati dei Paesi in via di sviluppo ed è perciò corresponsabile per la fame nel mondo”, denuncia il comunicato finale del Ccee. In Polonia, ad esempio, i cittadini decideranno sull’ingresso nell’Ue durante il referendum dell’8 e 9 giugno prossimi. I vescovi invitano ad andare a votare lasciando ai cittadini la decisione per il “sì” o per il “no”. “Le paure riguardano l’agricoltura – ha spiegato mons. Edward Janiak, vescovo ausiliare di Breslavia, che è anche cappellano nazionale delle 32.000 guardie forestali polacche – perché non siamo trattati come gli altri Paesi. La nostra agricoltura non è attualmente in grado di concorrere con i prodotti dei Paesi occidentali anche perché l’Unione Europea non sembra disposta a dare sovvenzioni” Sempre più “guerre ambientali”? “Le guerre portano con sé anche catastrofi ecologiche”. è stato questo l’allarme lanciato dall’arcivescovo Diarmuid Martin, osservatore permanente della Santa Sede presso l’ufficio delle Nazioni Unite e istituzioni specializzate a Ginevra, secondo il quale “d’ora in poi le guerre saranno fatte sempre di più con armi batteriologiche e non saranno limitate solo al nostro pianeta: si sono già spinte nel cosmo, visto che lo spazio è pieno di satelliti spia e di scudi spaziali”. Anche la lotta per l’accesso alle risorse sempre più limitate, in particolare all’acqua, può diventare motivo per nuove guerre. “Per questo la protezione dell’ambiente – sottolinea il documento finale dell’incontro – è un ambito d’azione centrale per una politica preventiva di pace. La formazione della consapevolezza alla responsabilità globale è presupposto indispensabile e urgente per uno sviluppo sostenibile. In questo la Chiesa può contribuire in modo sostanziale dal momento che essa è una rete mondiale di contatti tra realtà locali”. Cacciatori italiani in Ungheria… “In Ungheria tutti gli italiani sono ben accetti, tranne i cacciatori”. Ha esordito così il vescovo ungherese Gaspar Ladocsi, che ha denunciato la diffusa consuetudine, da parte di numerosi cacciatori italiani, di recarsi in Ungheria dalla primavera all’autunno alla ricerca di uccelli appartenenti a razze protette (circa 7 mila specie in Ungheria) in zone dove vige il divieto di caccia. “È una rete molto importante che agisce in collaborazione con appoggi locali – ha raccontato il vescovo -. La polizia ungherese e quella italiana lavorano insieme per cercare di contrastare questo fenomeno che sta distruggendo la ricchezza della nostra fauna. Le cinque razze più pregiate e più apprezzate dalla cucina italiana vengono acquistate sul mercato nero a prezzi che vanno da 500 a 1000 euro cadauno”. Appena sollevata la questione, anche dall’Olanda e dalla Croazia sono arrivate segnalazioni di vere e proprie trasferte di cacciatori italiani che non rispettano le legislazioni locali e distruggono le specie protette in questi Paesi. Don Paolo Tarchi, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e del lavoro della Conferenza episcopale italiana, chiamato in causa dal collega ungherese, dopo aver elencato le iniziative della Chiesa italiana in materia di ambiente, ha concluso con una battuta, suscitando l’ilarità generale: “E da quest’anno attiveremo un corso per cacciatori in Ungheria…”. …e caccia alla volpe in Irlanda. Anche la Chiesa irlandese si trova a fare i conti con un’antica tradizione che però contrasta con il rispetto degli animali: la caccia alla volpe. “Negli ultimi mesi – ha detto mons. Aidan O’Boyle, della Conferenza episcopale irlandese – si sono svolti frequenti appuntamenti di questo tipo e, purtroppo, con la benedizione di molti sacerdoti. Gli stessi appezzamenti della Chiesa a volte vengono usati per la caccia. Dobbiamo occuparci di più di questo problema e cercare una soluzione”.