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Marocco, Cecenia, Israele e Arabia Saudita: questi i Paesi, finora, presi di mira dai terroristi dopo la fine della guerra in Iraq. Ad occuparsene, in primo luogo, è la stampa americana, che in questi giorni dedica titoli a tutta pagina a quella che il presidente americano Bush è tornato nuovamente a definire la “lunga lotta” contro la rete di Al-Qaeda e i suoi “alleati”. L’ Herald Tribune del 22/5 mete a fuoco la questione mediorientale, mentre Israele “seppellisce le vittime dell’ultimo attentato terroristico” ed “i palestinesi si isolano nelle loro città e villaggi” e “da ogni parte” cova “risentimento e disperazione”. “Questo è il commento del quotidiano americano può sembrare il momento meno adatto per fare passi verso la pace in Medio Oriente. Ma è precisamente il momento, per il presidente George W. Bush, di incrementare il suo impegno”, e soprattutto di “incoraggiare le negoziazioni invitando” sia Sharon che Abbas “alla Casa Bianca”. Un’iniziativa, questa, che si dimostra sempre più urgente, visto che “Al Quaida ed i suoi alleati si stanno ricostituendo. L’ultima cosa di cui il mondo ha bisogno è il commento dell’Herald Tribune è che essi conquistino i cuori e le menti palestinesi”. “La violenza sempre rinascente di Al-Qaida”: è il titolo che La Croix (20/5) dedica alla delicata situazione internazionale, attraverso un’inchiesta sul terrorismo e la presenza di movimenti islamici “radicali” in Marocco, primo Paese (in ordine di tempo) ad essere preso di mira dagli attacchi terroristici del dopo-Iraq. Sul messaggio del braccio destro di Bin Laden , l’egiziano al Zawahiri, che ha incitato i musulmani ad attaccare gli Usa, si sofferma Elio Maraone, su Avvenire. “La guerra al terrorismo continua si legge sul quotidiano cattolico italiano e tutti i Paesi in pericolo compresa l’Europa, che non può sperare di restarne fuori hanno il dovere di unirsi alla lotta”. Tre proposte a George Bush: a farle è Hubert Védrine, che su Le Monde del 22/5 invita il presidente americano a perseguire la sua politica “non unicamente nel nome del sistema multilaterale attuale, impotente, ma nel nome di un mondo riformato e di una nuova Onu”. La stampa spagnola si sofferma sugli attentati a Casablanca e Riad che rispondono ad “una logica terrorista”, scrive Baltasar Porcel sul quotidiano spagnolo La Vanguardia del 18/5, secondo il quale “la guerra in Iraq non è servita solo a non frenare il terrorismo di Al Qaeda o di chiunque altro, ma l’ha stimolato”. Roberto Mesa, dell’Università Complutense di Madrid, afferma sul giornale El Periódico del 18/5 che “ la sparizione di Saddam non ha portato la pace al mondo, anzi, ha incrementato l’instabilità nel Vicino Oriente e nel Maghreb“. Secondo l’analista, l’attentato che ha colpito gli interessi spagnoli in Marocco è frutto della prospettiva araba, che “vede nella Spagna una delle potenze che hanno aggredito l’Iraq“. Questo fa sì che la “Spagna sia nell’obiettivo della violenza islamica e difficilmente nel futuro potrà svolgere un ruolo mediatore tra mondo arabo e Occidente”. La “nuova ondata di terrore sollevata dagli estremisti islamici” nel Vicino oriente è un “incredibile e inaudito sviluppo” di questi difficili primi anni del terzo Millennio. Lo sostiene in un editoriale di lunedì 19/5 la Frankfurter Allgemeine Zeitung che mette in luce l’aspetto “primitivo” di questa ennesima excalation. “Corpi armati e affilati che non necessitano di ulteriori dispositivi o tecnologia se non la loro determinazione”. A giudizio dell’autorevole foglio francofortese “l’odio originario alla base di questi attentati” continua ad essere la “percezione dello Stato di Israele come bastione dell’Occidente laico e infedele”; per questo ogni sforzo diplomatico deve tendere a riorganizzare “migliori e credibili rapporti di convivenza tra Arabi ed Ebrei in Terra Santa”. Sul tema torna anche il settimanale Spiegel, con un’intervista a Rohan Gunaratna, autore del libro “Dentro Al Qaida” che ritiene l’organizzazione di Bin Laden “ancora capace di lanciare attacchi simultanei di media portata in un’area che va dall’Africa, all’Asia al Vicino Oriente”. Sono uomini, spiega “confermati nel loro odio contro l’Occidente , acuito dall’attacco americano in Iraq”. Si tratta di “circa 1500 unità, ma dietro di loro cresce la milizia estremista, anche all’esterno dell’organizzazione in senso stretto”. Il dato più significativo è dunque “la disponibilità di risorse umane impiegabili con grande duttilità su più fronti”. Gunaratna, torna infine ad “escludere di aver colto qualsiasi prova di un legame tra Al Qaida e il regime di Saddam Hussein”.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1207 N.ro relativo : 37 Data pubblicazione : 23/05/2003