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La Convenzione entro il 21 giugno dovrà consegnare ” “la bozza di Costituzione” “
In attesa della sessione plenaria del 15-16 Maggio che sarà dedicata alla discussione sui capitoli dedicati alle riforme (grande attenzione riveste il tema conflittuale della Presidenza stabile del Consiglio Europeo), e a poco più di un mese dalla chiusura ufficiale dei lavori della Convenzione (la consegna della bozza di Costituzione ai Capi di Stato e di Governo è prevista nel corso del Consiglio Europeo di Salonicco il 20-21 Giugno), resta ancora aperto il dibattito sui riferimenti di principio e/o legislativi a Dio, alle religioni ed alle Chiese nel testo della futura Costituzione per l’Europa allargata. Due sono i “fronti” sui quali la discussione assume toni talvolta aspri e le contrapposizioni sono radicali. Il primo aspetto riguarda la redazione del Preambolo. E’ un dato ormai acquisito che l’art. 2 della bozza di Costituzione relativo ai valori dell’Unione non conterrà alcuna menzione dell’eredità delle radici cristiane o di altre religioni, né ospiterà l’ormai nota formulazione presente nella Costituzione polacca (v. SirEuropa n.11/2003 e 17/2003). Ciononostante, le prese di posizione provenienti da più parti da ultimo, l’ennesimo intervento del Santo Padre cui è seguita una dichiarazione di sostegno di Romano Prodi, Presidente della Commissione hanno indotto il Presidente della Convenzione Valery Giscard d’Estaing ad “impegnarsi” affinché nel Preambolo del futuro Trattato costituzionale sia inserito un riferimento a Dio ed al contributo del Cristianesimo e di altre religioni al processo di integrazione comunitaria, probabilmente proprio sulla base della formulazione vigente in Polonia. Il secondo aspetto del dibattito che vede contrapposte la famiglia popolare unita all’eurodestra ed i socialisti, i verdi, i comunisti appoggiati da chi vede nel riferimento ai valori religiosi un attacco alla laicità delle istituzioni concerne il disposto dell’art. 37 della bozza di Costituzione, intitolato “Status delle chiese e delle organizzazioni non confessionali”: 1. l’Unione Europea rispetta e non pregiudica lo status previsto nelle legislazioni nazionali per le chiese e le associazioni o comunità religiose degli Stati membri. 2. l’Unione Europea rispetta ugualmente lo status delle organizzazioni filosofiche e non confessionali. 3. L’Unione mantiene un dialogo costante con tali chiese e organizzazioni, riconoscendone l’identità ed il loro contributo specifico”. L’articolo riprende alla lettera la Dichiarazione XI (non vincolante) allegata al Trattato di Amsterdam. I Convenzionali hanno presentato 35 emendamenti all’art. 37, buona parte dei quali finalizzati alla sua soppressione. Le ragioni addotte sono molteplici. In primo luogo, il fatto che status, dialogo e contributo delle organizzazioni della società civile sono già disciplinate dall’art. 34, a carattere più generale; inoltre, per alcuni la “libertà di religione” di cui all’art. 10 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue (che sarà quasi certamente inclusa nel corpo della Costituzione) fa dell’art. 37 un “doppione non necessario”, ancora, un emendamento trasversale ai gruppi politici ed ai governi recita nella motivazione che “non si capisce perché ciò che è stato inserito in una dichiarazione non vincolante nel Trattato di Amsterdam debba oggi essere innestato nella Costituzione”. Infine, è opinione diffusa che l’Unione “non abbia competenze in materia di teologia e filosofia”, né sui rapporti tra Stato e Chiese regolati in maniera diversa nei vari Stati membri. Allo stato attuale delle cose, l’orientamento maggioritario in seno alla Convenzione (confermato ripetutamente dallo stesso Presidium) è favorevole all’adozione dell’art. 37 così come formulato e proposto, compreso il paragrafo 3 sul “dialogo regolare” e sul “contributo specifico” delle Chiese.