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“Un nuovo inizio per la pace in Medio Oriente”. Così l’ Herald Tribune (6/5), definisce la “road map”, il piano di pace per i palestinesi e gli israeliani proposto da Stati Uniti, Russia, Unione Europea e Onu annunciato dalla Casa bianca nei giorni scorsi e caldeggiato dal Segretario di Stato americano Colin Powell. “Il piano – spiega il quotidiano americano – è giusto per entrambe le parti e chiaro. Per cominciare, l’Autorità palestinese deve fermare la violenza contro Israele consolidando i servizi di sicurezza e disarmando i ribelli. Contemporaneamente, gli israeliani devono smantellare gli insediamento degli ultimi due anni e congelare qualunque attività di occupazione, interrompere gli attacchi alle proprietà palestinesi ne ai civili e ristabilire la cooperazione”. L’alternativa alla “road map”, per l’Herald Tribune, sarebbe “più sanguinosa. Il lugubre scenario è il miglior motivo, per israeliani e palestinesi, a favore del piano di pace. Uno stato ebraico può essere vitale soltanto sulla parte della terra controllata da Israele, e uno stato palestinese può solo nascere da un compromesso”. La pace in Medio Oriente “passa per Gaza“, titola Le Monde del 7/5. Prima dell’arrivo di Powell, è la tesi del quotidiano francese, “molti dettagli restano ancora da definire, soprattutto riguardo ai ruoli rispettivi dei due grandi sostenitori di questo nuovo processo – gli Stati Uniti e l’Unione europea – ma gli sguardi si dirigono verso Gaza, uno dei rari territori dove si piò ancora incrociare dei palestinesi in uniforme e armati, vestigia dell’autonomia ereditata dagli accordo di Oslo”. “E’ reale la minaccia di un nuovo inverno ecumenico?” Se lo chiede a pagina dieci della Faz del 7 maggio il teologo Michael Welker, alla luce della recente enciclica papale sull’Eucaristia, dopo aver passato sistematicamente in rassegna le diverse dichiarazioni comuni delle Chiese in materia a partire dagli anni 70. Il docente mette in luce l’enfasi posta “dal Papa sul carattere comunitario del sacramento, che sottolinea il concetto di un’ecclesiologia di comunione come idea centrale e fondamentale dei documenti del Concilio Vaticano secondo”, una centralità a suo giudizio comunque “subordinata al divieto per i cattolici di ricevere l’Eucaristia in comunità nelle quali il sacramento dell’ordine non sia rispettato”. L’unica possibilità di evitare contrapposizioni è per l’autore “la ripresa di un dialogo ecumenico nel quale sia rispettata da un lato la centralità cattolica della successione apostolica e dall’altro anche il suo fondamento biblico”. Lo stesso quotidiano francofortese si occupa della visita papale in Spagna nell’edizione di lunedì 5 maggio. Un viaggio, spiega l’editoriale non firmato, in cui il Papa ha espresso con forza “un nuovo invito alla pace e alla concordia, la condanna del nazionalismo, il richiamo alle radici cristiane del Continente”. Come valutare la risposta degli iberici? Per la Faz “sembra quasi che attraverso questa visita la Spagna voglia scrollarsi di dosso l’attuale condizione di crisi della sua chiesa” che si rifletterebbe in un’indebolita influenza a livello politico e sociale dei valori cristiani. Proprio per questo “il Pontefice ha chiesto ai cattolici locali di richiamarsi con orgoglio alle proprie radici e a rafforzare l’identità cristiano-cattolica sulla quale la nazione si è formata”. “E’ tornato in Spagna il Papa più visibile della storia del cattolicesimo, con 99 spostamenti in tutto il mondo e tutti i mezzi di informazione devoti alla sua capacità comunicativa”. Così inizia l’editoriale del quotidiano spagnolo El Paìs del 4/5, che dedica ampio spazio alla visita del Papa in Spagna in corso in quei giorni. “Il viaggio nel nostro Paese – osserva l’editorialista – è il quinto del suo papato e coincide con un momento difficile per l’umanità, che patisce guerre e carestie scandalose, disprezzo nei confronti dei più elementari diritti dell’uomo e caos e corruzione in istituzioni che sembravano inamovibili”. Un viaggio che coincide anche “con la proclamazione della fine delle ostilità” in Iraq, oltre ad essere una “visita di Stato ad uno dei Paesi che più si è distinto nel promuovere una soluzione bellica”. Però, si legge più avanti, “nessuno potrà dire che Giovanni Paolo II non ha fatto quello che era nelle sue mani stanche per proporre razionalità, legalità e misericordia alla politica internazionale”. “Per coloro che hanno responsabilità di governo e si vantano di seguire le sue prediche – conclude l’articolista -, la voce di Giovanni Paolo II dovrebbe essere uno stimolo verso una maggiore coerenza tra alcune delle convinzioni proclamate e la cruda smentita dei fatti”.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1203 N.ro relativo : 33 Data pubblicazione : 09/05/2003