Critica alla riforma delle pensioni dal segretariato della Conferenza episcopale austriaca. Già alla conclusione dell’assemblea plenaria di primavera il card. Cristoph Schoenborn, presidente della Conferenza episcopale austriaca, aveva messo in guardia dal penalizzare le famiglie numerose. La penalizzazione delle lavoratrici con figli è uno dei punti oggetto della critica dell’episcopato austriaco. Il periodo medio per il calcolo delle pensioni, 40 anni lavorativi, “penalizzerebbe in maniera evidente”, per i presuli “le donne che per occuparsi dell’educazione di uno o più figli” rimangono fuori dal lavoro o lavorano a tempo parziale. Non va dimenticato, ricordano, che l’educazione dei bambini “costituisce un elemento significativo” tanto per “lo sviluppo demografico del paese” quanto per “il mantenimento dei contratti di generazione”: tale apporto femminile non può essere “multato” abbassando il livello della retribuzione pensionistica”. “Gli sviluppi positivi” portati dal governo con “l’introduzione degli assegni per chi si dedica ai figli” non possono essere “controbilanciati” con gli “svantaggi nella retribuzione pensionistica”. Altro punto controverso è quello dei lavoratori prossimi alla pensione. “Sarebbe scorretto punire chi lavora più a lungo e quindi continua a versare contributi concedendo loro prestazioni pensionistiche ridotte”. Ulteriore punto di critica infine è quello rivolto a chi gode di pensioni e indennità particolari (come i politici): i vescovi sollecitano, in questo caso, che anche loro “vengano inclusi” nella riforma delle pensioni: sarebbe un “segnale efficace” alla popolazione da parte dei politici.