allargamento " "
Ad Est e ad Ovest ” “quali i timori” “e le opportunità di una Unione allargata?” ” ” “
Secondo Entraide d’Eglises, un’associazione belga senza scopo di lucro che promuove progetti di aiuto alla formazione, all’informazione e alla cultura e vita sociale di diversi Paesi dell’Est (tra cui Bulgaria, Croazia, Ungheria, Lettonia, Russia, Bielorussia, Lituania, Romania, Polonia) “i Paesi che sono usciti di recente dal comunismo temono di ritrovarsi in un blocco unico che andrebbe a ridurre la loro ritrovata autonomia”. In Occidente, “alcuni temono l’allargamento perché pensano che l’ingresso dei Paesi più poveri dove i salari sono ora molto bassi – penalizzerà i più ricchi perché i lavoratori dell’Est si precipiteranno in occidente e provocheranno un aumento della disoccupazione. Ma sono timori immaginari che non resistono all’esame dei fatti economici e demografici”. Infatti, ricorda Pierre Delooz, di “Entraide d’Eglises”, “la storia dell’Unione Europea è fatta di felici allargamenti. Quando l’Italia, la Spagna, il Portogallo, la Grecia hanno chiesto e ottenuto l’ingresso nell’Unione, alcuni predicevano un afflusso intollerabile di lavoratori poveri che venivano da Paesi di forte emigrazione. Ma è accaduto tutto il contrario. La libera circolazione ha immediatamente fermato la loro emigrazione perché permetteva ai capitali di investire sul posto e di creare così occupazione meglio remunerata”. Al contrario, secondo Delooz, un timore fondato può essere “quello dei Paesi dell’Est rispetto ad una società dei consumi che non mancherà di imporsi anche da loro”: “L’esperienza ha dimostrato che questo tipo di società è estremamente contagiosa, se non irresistibile, e si comprende perché le Chiese sono preoccupate del fascino che le astuzie della pubblicità esercitano sui giovani”. In Ungheria il referendum sull’allargamento si è svolto il 12 aprile scorso. L’83% dei votanti ha detto sì, ma è andato alle urne solo il 44% della popolazione ungherese, “sia per una scarsa campagna informativa, sia perché secondo alcuni le decisioni erano già state prese a Bruxelles” spiega mons. Andràs Veres, vescovo ausiliare di Eger e segretario della Conferenza episcopale ungherese, che ha invitato i fedeli ad andare a votare. “Ma molti cristiani osserva mons. Veres – non sono favorevoli all’allargamento perché pensano che ci siano ancora molti punti oscuri. Alcune trattative sono andate male. L’Unione europea aveva promesso di aiutare questi Paesi sostenendo l’agricoltura, ma ultimamente è stato deciso di dare solo un 25% degli aiuti. Questo è un problema, perché dopo aver sofferto sotto l’Urss – mentre i Paesi occidentali potevano raggiungere livelli di sviluppo molto alti grazie al piano Marshall – i Paesi dell’Est continueranno a soffrire perché rischiano di essere cittadini di seconda classe all’interno dell’Unione”. Per mons. Veres sono molti i rischi legati agli aspetti economici: gli investimenti di capitali per creare occupazione, ad esempio, potrebbero non essere così vantaggiosi per l’Ungheria. “Non abbiamo esperienze positive in proposito racocnta – perché negli ultimi dieci anni sono arrivati degli imprenditori occidentali che hanno sfruttato la situazione (tasse basse e manodopera a basso costo) e poi, una volta scaduto il periodo di tassazione favorevole, chiudono le fabbriche provocando un aumento della disoccupazione, che oggi nel Paese è intorno al 4,5%”. A livello politico non manca la preoccupazione che l’autonomia politica del Paese venga meno. “Bisogna capire che questi Paesi hanno recuperato la libertà da poco – spiega – quindi la gente teme l’ingresso in un’altra Unione, anche se continuo a spiegare loro che sarà di democrazia e non una dittatura come in passato”. Le preoccupazioni che riguardano la legislazione sociale sui temi della bioetica e della famiglia (eutanasia, aborto, matrimoni tra gay, ecc.) sono a suo avviso “senza fondamento” perché “tutti questi problemi sono già presenti da noi, quindi la situazione non cambierà, semmai speriamo che unendoci insieme ai cristiani dell’occidente potremo cambiare questa mentalità”. Allora sono più i timori o le opportunità? In sintesi, per mons. Veres, “se non entriamo nell’Unione Europea diventeremo giocattoli di un altro potere, perché Russia e Cina sono già pronte. Allora per evitare questo pericolo è meglio entrare in Europa”.