A seguito della presentazione del rapporto annuale 2002 del Parlamento Europeo, si è svolta il 24 aprile a Bruxelles un’audizione pubblica dedicata alla situazione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali nell’Unione Europea per l’anno 2002. In discussione i progressi compiuti dagli Stati membri in relazione al rispetto delle libertà fondamentali, ma soprattutto l’analisi delle carenze e delle violazioni che persistono nel territorio della Comunità. Politici ed esperti hanno espresso preoccupazione per l’ondata di espulsioni di immigrati a seguito dell’applicazione delle nuove norme europee antiterrorismo, che in più di un caso hanno dato luogo al riapparire di casi di tortura da parte delle autorità di polizia di alcuni Stati membri. Molti passi avanti sono ancora da compiere nella protezione dei bambini e degli anziani, per la tratta degli esseri umani (soprattutto donne e bambini), per l’accoglienza dei rifugiati, dei richiedenti asilo e degli espatriati, per la discriminazione fondata sul sesso e sugli orientamenti sessuali, per l’esclusione sociale, per il razzismo e per i crescenti fenomeni di xenofobia. Dick Oosting, direttore di Amnesty International Europe, ha stigmatizzato il comportamento dell’Unione Europea, “sempre pronta ad impartire lezioni di buona condotta al mondo intero ma muta sulle violazioni dei diritti umani perpetrate in casa propria”. Alvaro Gil-Robles, Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, ha lanciato un appello agli Stati europei perché pongano rimedio alle “situazioni disumane degli ospedali psichiatrici e delle prigioni”, dove molte persone anche handicappate vengono “rinchiuse nel silenzio”.