iraq" "

Un obbligo morale” “

Il 25 giugno a Washington un vertice Usa e Ue per ” “riproporre e rafforzare il ruolo dell’Onu” “” “

Quale il ruolo dell’Unione Europea per la ricostruzione materiale e democratica dell’Iraq? E quali i rapporti con l’America, da un lato, e le nascenti autorità irachene, dall’altro? Saranno in grado i Paesi membri di superare le più aspre divisioni della loro storia causate dal conflitto angloamericano contro Saddam? Lunedì 14 aprile in Lussemburgo al Vertice dei capi della diplomazia europea si è affermato che “i tempi per una posizione comune europea sul ruolo dell’Ue e dell’Onu per la ricostruzione dell’Iraq non sono ancora maturi”. Per un approfondimento, SirEuropa ha incontrato Nikolaos Vlachakis , filosofo e portavoce della Presidenza Greca dell’Ue. Nel momento in cui l’Ue simbolicamente accoglie l’Est europeo, quali sono i margini per la ricomposizione delle fratture interne in vista di un’intervento unitario per la ricostruzione dell’ Iraq? “Per la Presidenza greca, la firma dei Trattati di adesione rappresenta un giorno storico. Dopo molti anni di divisione, l’Europa si riunisce all’Est con i Paesi che dal 2004 saranno membri a pieno titolo dell’Unione. E’ vero che ultimamente le divisioni sul conflitto iracheno tra i Quindici – ma anche tra i Paesi candidati – hanno messo in crisi la stabilita’ europea. Ma è altrettanto vero che la forza del processo di unificazione è tale che, proprio attraverso le divergenze e la loro ricomposizione, l’Europa riesce a trovare la strada per una migliore cooperazione e per il ruolo di stabilizzatore che le compete. La firma dei Trattati proverà la volontà dei popoli e dei Governi europei di superare le divergenze e di andare verso una nuova sintesi per garantire la pace nel continente e nel mondo. Essa costituisce un nuovo giorno per la famiglia europea, che continuerà con la Convenzione e con la Conferenza intergovernativa per delineare le riforme istituzionali utili all’Europa allargata di un domani che è già oggi”. Ricostruzione materiale, ma anche ricostruzione democratica e spirituale del popolo iracheno. Cosa vuole e può fare l’Europa al riguardo? “L’Europa ha prima di tutto un obbligo morale nei confronti dell’Iraq e del popolo iracheno, che ha sofferto prima per anni di regime dittatoriale e poi per la guerra. L’Ue è chiamata a svolgere un ruolo chiave nella ricostruzione. Come sottolineato dal Consiglio Europeo di fine marzo a Bruxelles, per noi il ruolo dell’Onu resta essenziale. L’Unione intende partecipare alla ricostruzione in Iraq nell’ambito più ampio delle nazioni Unite: immediatamente per gli aiuti umanitari, in seguito per il sostegno economico, politico ed istituzionale. Attendiamo le decisioni delle Organizzazioni internazionali in relazione alle modalità di intervento dell’Onu e dell’Unione. L’incontro di Atene del Consiglio Europeo con Kofi Annan serve anche a fornire ai capi di Stato e di Governo europei un’idea del primo approccio della presenza europea in Iraq”. “Le relazioni tra Ue e Usa, ed il ruolo dell’Onu; come si potrà comporre il mosaico di aiuti umanitari tra chi fino a ieri riusciva a malapena a comunicare?” “Per la presidenza greca come per l’Unione Europea in generale, le relazioni transatlantiche sono fondamentali e devono restare prioritarie indipendentemente dagli ultimi sviluppi bellici. Il 25 giugno prossimo si svolgerà a Washington il Vertice Ue-Usa, e già fin da oggi il nostro compito è preparare l’incontro scrivendo la nuova agenda delle relazione transatlantiche. In tutto il mondo si riconosce il ‘consenso emergente’ sulla necessita’ di cooperare a livello planetario. I tempi sono stretti, ma la Presidenza dell’Ue ha come punto irrinunciabile il ruolo forte dell’Onu e la cooperazione internazionale per la ricostruzione irachena. Un compito tanto impegnativo e delicato non può essere assunto da una singola amministrazione”.