Dio e l’uomo: una domanda nella lettera d” “i Pasqua del card. G.Danneels” “” “” “
“Non abbiate paura…” è il titolo della Lettera inviata in occasione della Pasqua 2003 ai sacerdoti della diocesi di Malines-Bruxelles dall’arcivescovo, card. Godfried Danneels . “‘Non abbiate paura’, queste parole – scrive il cardinale – sono come un fuoco che, fin dal principio, corre attraverso il campo di Dio, già udite da Abramo e Mosè, ripetute “dagli angeli a Giuseppe, a Maria e ai pastori la notte di Natale”, rivolte da Gesù “ai discepoli in mezzo alla tempesta, ai Dodici nell’Ultima Cena, alle donne presso il Sepolcro il mattino di Pasqua”. E’ possibile, allora, dimenticarle o vivere “come se fossero prive di significato? Soprattutto nel nostro tempo abbiamo un disperato bisogno di ascoltarle!”. Un tempo che, annota il card. Danneels, nonostante il diffuso benessere, appare caratterizzato da “un clima acido” e da “un vago e latente malessere”. “Chi ne è responsabile?” si interroga l’arcivescovo, rilevando che secondo taluni è il cristianesimo “al cui interno, da secoli, si troverebbe l’acqua salmastra di una sorgente avvelenata” e proprio “il vangelo avrebbe reso l’uomo malato e prigioniero in una gabbia”. Presentiamo alcuni spunti della sua riflessione. Un malessere diffuso. Quali le cause? Innanzitutto, “il voler avere”; ciò “in sé non è un male precisa l’arcivescovo ma lo diventa quando si passa la misura”. Ulteriori nodi, un errato concetto di felicità, inteso come soddisfacimento di ogni desiderio, e “una malintesa nozione di verità e libertà” che “porta queste due navi alla deriva”. Ma anche “la riduzione dell’amore a mero erotismo” e “lo sfaldamento del matrimonio”, come pure “il curioso paradosso” rappresentato dall’ “ipercomunicazione che genera solitudine”, i limiti della scienza e della tecnica, “l’impotenza della ‘potenza’ dell’uomo”. Il sole e il diamante. Un quadro davvero cupo e “nel quale sembrano smarriti i punti di riferimento”, quello finora delineato, ma il cardinale si dice convinto che “la sorgente dell’amarezza attuale si trovi a profondità ancora maggiore” e consiste “nel ritenere superfluo Dio”, senza il quale, tuttavia, “saremmo capaci di sopportare le disillusioni della vita e condurre da soli la nostra barca?”. “‘C’è spazio per entrambi, per Dio e per me? Se Dio esiste, io non sono uno schiavo?’ si chiedono in molti”. Ma, argomenta l’arcivescovo, “il diamante ordinerebbe mai al sole: ‘Smetti di brillare! Mi schiacci?’. Direbbe, piuttosto: ‘Illuminami, poiché più vivi sono i tuoi raggi, più brillante è il mio sfolgorìo”. Nel giardino della modernità. “Apparteniamo alla cultura moderna, eppure non dobbiamo seguirla ciecamente esorta l’arcivescovo . Predichiamo la gratuità, ma auspichiamo anche l’efficienza; parliamo di sobrietà, eppure viviamo dei beni della terra. Raccomandiamo l’amore del prossimo, ma non esitiamo ad entrare in un mondo di concorrenza e competitività (…) E’ normale che taluni ci ritengano, al tempo stesso, ipocriti ed ingenui”. Non è facile portare “il fragile messaggio cristiano attraverso i tempi” e “ciò potrebbe indurre a rimanere inerti e paralizzati contemplando il film della storia che scorre davanti a noi”, oppure “a portare l’annuncio con la punta della lingua, cosicché la gente potrebbe comprenderlo soltanto leggendolo sulle nostre labbra. E’ forte, a volte, la tentazione di adottare una ‘strategia della prudenza’, o di cercare scappatoie”. Ma, incoraggia il card. Danneels, “Cristo ci supplica di parlare, di annunciare con convinzione il suo messaggio e di non temere nulla, di gettare le reti sulla sua parola. E questa non è ‘strategia della prudenza’; è la strategia coraggiosa della fede. Oltre la vergogna”.