"Cybercuré": 126.000 visitatori in sei mesi” “” “

Si digita una parola chiave: “Domenica delle Palme”, “Pasqua”, “battesimo”, “matrimonio”. Ed ecco apparire su Internet le risposte alle domande di quei tanti navigatori curiosi “che stanno alle soglie della comunità cristiana, ossia quei cristiani non praticanti che costituiscono la maggioranza dei credenti”. Dare delle informazioni via Internet sui sacramenti e sulla pastorale della Chiesa, è questo lo scopo del “Cybercuré”, il servizio messo a disposizione dalla diocesi di Nanterre che dalla sua nascita (ottobre 2000) ad oggi ha visto un totale di 126.000 visitatori, con una media di un migliaio di visite giornaliere in continua crescita, specie in prossimità delle feste cristiane. Il metodo utilizzato è quello delle “Faq”, ossia domanda/risposta, con 200 spiegazioni brevi e precise ed oltre 500 link per gli approfondimenti. “Per coinvolgere le persone che stanno sulla soglia della comunità cristiana – spiega il curatore del sito – bisogna partire dagli interrogativi che esse stesse si pongono e non da un insegnamento che si vuole dare o da un messaggio che si desidera trasmettere. Abbandonando l’atteggiamento del professore e del pastore, bisogna trovare la maniera adatta per avvicinare chi è lontano dalla Chiesa”. Ad esempio: invece di usare una frase criptica come “Qual è la natura del matrimonio cristiano?” si può semplicemente scrivere “Noi già conviviamo, perché un matrimonio?”. “Spesso si pensa che la comunicazione sia un problema di vocabolario – si legge -. E’ vero solo in parte, ma più in profondità, si tratta del modo in cui vengono affrontate le questioni”. In questi giorni una delle “Faq” più cliccate è quella sulla Pasqua. Si scopre così, tra le tante risposte alle domande, una leggenda francese legata alle campane delle chiese, che dal venerdì santo alla domenica, in segno di lutto per la morte di Cristo, smettono di suonare: “In quei giorni le campane si recano a Roma per prendere le uova di Pasqua, che al ritorno vengono nascoste nei giardini per farle cercare dai bambini, come da tradizione”.