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“Meno male, è finita. Questa è stata la prima sensazione. Poi un dubbio: sarà veramente la fine della guerra, del terrorismo, della violenza?”. Sir e settimanali diocesani italiani pongono questa domanda a commento dell”abbattimento della statua di un dittatore che è sempre uno spettacolo suggestivo e un segno forte nella storia. La caduta degli dei, degli idoli. Quella che abbiamo visto ieri, 9 aprile, fa ricordare la caduta degli idoli rossi, Ceaucescu, Stalin e l’abbattimento collettivo del muro di Berlino. Ci sono però anche molte domande sul futuro politico dell’Iraq, sulla ricostruzione, sul ruolo dell’Onu, sulle relazioni degli Stati europei. Domande cui nessuno attualmente è in grado di dare risposte sicure”. “Quello che ci interessa e che ci sembra sia in qualche misura risultato chiaro aggiunge Bromuri – è che non si è fatta una guerra ad un popolo, ma a un dittatore e ad un regime ed inoltre che questa guerra non sia stata una crociata cristiana e neppure occidentale contro l’islam e contro l’Oriente o comunque contro il mondo sottosviluppato. Insomma non uno scontro di civiltà. Rimane peraltro che pur ammettendo che i rischi corsi siano stati limitati e che alcuni risultati possono essere positivi per il popolo iracheno, la condanna della guerra come sistema di risoluzione di problemi politici resta in tutta la sua integra validità. La nostra posizione non si discosta dal grande insegnamento di Giovanni Paolo II, che non è profeta isolato. La sua voce in questi giorni si unisce a quella di Giovanni XXIII che proprio quaranta anni fa (11 aprile 1963),proponeva al mondo in modo suadente e credibile, la via della pace con la Pacem in terris. Dimenticare questo insegnamento da parte di uomini liberi consapevoli e responsabili, anche in un momento di vittoria militare, sarebbe la peggiore sconfitta”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1197 N.ro relativo : 27 Data pubblicazione : 11/04/2003