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Liberarli dalla solitudine ” “” “

L’Ue ha paura di estendere la propria azione verso i giovani prigionieri di una società edonistica” “” “

Cosa chiedono i giovani alla nuova Europa che sta prendendo forma? Ma soprattutto, come si sentono i giovani nell’Europa di oggi? Per capire meglio stato d’animo, ambizioni e aspirazioni della gioventù moderna SirEuropa, alla vigilia della XVIII Giornata mondiale delle gioventù (domenica 13 aprile), ha incontrato Gudrun Lang , giurista ed esperta di studi teologici nel campo del diritto matrimoniale e familiare, da due anni Direttrice dell’Alleanza Europea della Gioventù, branca europea dell’Alleanza Mondiale della Gioventù. Quali sono le domande e le attese più forti dei giovani europei? “I giovani oggi si chiedono: chi siamo in questa Europa che si unifica? I cambiamenti sono incessanti, e si cerca un’identità. Sono un cittadino del mio Paese? Sono un cittadino europeo? Molti giovani rispondono alle nuove opportunità, raccolgono la sfida della modernità e viaggiano, creando la figura del “giovane internazionale”, fenomeno sociologico che genera però al contempo nuove forme di solitudine per la lontananza dalla famiglia. E si accentua anche il problema della disoccupazione giovanile, con il suo bagaglio di profonda crisi individuale. Ritengo che nell’Europa di oggi i giovani si guardano allo specchio e si chiedono: che persona umana sono? Perché sono umano e cosa significa questo per me? Quali sono ruolo e contributo che devo apportare alla società? A ciò si riallaccia il tema della dignità umana, che ci dice perché dobbiamo impegnarci per il bene comune e rapportarci l’un l’altro. E la dignità umana si trova nel trattare gli altri con rispetto. Capendo noi stessi, capiamo anche che il solo modo per rapportarci ad un altro essere umano deve essere il completo dono di sé. Scoprendo questo, già rispondiamo a molte domande sul cosa dovremmo fare: impegnarsi a tutti i livelli in un’opera di servizio alla gente, per dare un senso alla vita della gente. Forse è per questo che i giovani non vedono il senso della vita: sono cresciuti in una società edonistica che li acceca, ma che non li riempie più”. Cosa dovrebbe fare l’Ue per una vera politica giovanile? “Quello che esiste è positivo: si fa prendere coscienza ai giovani del senso di appartenenza all’Europa attraverso i viaggi, lo studio delle lingue, il volontariato all’estero. Manca tuttavia il saper andare oltre, il guardare maggiormente ai veri bisogni della gioventù. Un qualcosa tra lo spirituale ed il metafisico. Molti giovani hanno fame di qualcosa di più profondo, di punti fermi che li liberino dalla schiavitù di una realtà che cambia in continuazione. A livello comunitario, la grande lacuna è che l’Unione Europea ha paura di estendere la propria azione per i giovani anche al contesto familiare. Eppure la famiglia resta nel bene e nel male la presenza più forte per ogni giovane, e l’Europa ha il dovere di parlarne”. I giovani hanno anche aspirazioni spirituali… “I giovani sono pronti per la solidarietà. Essi capiscono sempre più ciò che significa realmente vivere. Tutti siamo stufi di vivere solo per il nostro piacere personale, sappiamo che i beni materiali sono effimeri, cerchiamo qualcosa di più stabile. Molti, troppi giovani hanno sperimentato i “frutti dell’edonismo”: rottura familiare e depressione ne sono conseguenze dirette. Vogliamo più sostanza, e cominciamo allora a chiedere ai Governi di aiutare veramente la famiglia come istituzione, cosa che non si è mai fatta. Si parla di aborto, ma pochi sono coscienti delle terribili sofferenze psicologiche che ne derivano. I giovani sono oggi pronti a ritrovare il valore di vivere per gli altri perché hanno ormai capito che nient’altro può renderli veramente felici. L’eutanasia è un altro esempio: la si chiede per solitudine, perché non si vuole essere un peso. Ciò che noi chiediamo ai governanti è di dare risposte più sostanziali al bisogno di darsi per gli altri. Allora si che potremo avere una nuova primavera per il continente europeo”.