Francia: sondaggio su Chiesa e denaro” “

La situazione economica della Chiesa in Francia non è abbastanza conosciuta dai francesi, però vi è “una percezione positiva del ruolo della Chiesa nell’aiuto ai più svantaggiati e nella creazione di legami sociali”. E’ quanto emerge da un sondaggio, reso pubblico in questi giorni dalla Conferenza episcopale francese, per conoscere l’opinione dei francesi sulla situazione materiale della Chiesa cattolica in Francia. Si tratta di uno studio originariamente destinato agli economi diocesani ma che sottolinea la necessità “di una migliore comunicazione presso il pubblico per favore la comprensione delle sfide materiali della Chiesa di oggi”, visto che i due terzi di francesi si dicono cattolici. Le finanze della Chiesa francese, che non riceve sovvenzioni dallo Stato o dalle collettività locali – tranne le diocesi “concordatarie” di Strasburgo e Metz – sono gestite in maniera decentralizzata ed autonoma da ciascuna delle 95 diocesi in cui è suddiviso il Paese. Dall’indagine risulta che “i costi delle diocesi tendono ad aumentare in ragione del peso crescente dei salari e delle tutele sociali e dei costi per la gestione degli stabili”. Tutte le entrate delle diocesi provengono dalla generosità dei fedeli: la colletta annuale assicura il 30% delle risorse, che nel 2001 ha raggiunto i 180 milioni di euro, una cifra in aumento ma “non abbastanza da coprire la crescita dei costi, mettendo la maggior parte delle diocesi in una situazione di fragilità materiale”. I preti e i vescovi percepiscono uno stipendio compreso tra i 747 e i 945 euro netti al mese, mentre chi lavora presso le strutture ecclesiali riceve una somma che non supera i 1450 euro al mese per un contratto a tempo pieno. Gli edifici (chiese, cattedrali, ecc.) costruiti prima del 1905 appartengono alle collettività locali e allo Stato, mentre le diocesi sono proprietarie degli stabili e delle chiese costruiti dopo quella data.