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” “La proposta "Busquin" rischia di far saltare la moratoria che impedisce di finanziare progetti che prevedono l’uso di embrioni” “
Nel mese di maggio il Commissario europeo alla ricerca, Philippe Busquin, sottoporrà al Parlamento europeo una proposta per finanziare progetti di ricerca sulle cellule staminali che prevedono l’utilizzo di embrioni umani congelati non destinati alla riproduzione e con meno di quattordici giorni di vita. L’iniziativa ha lo scopo di porre fine alla moratoria che attualmente impedisce alla Commissione di finanziare progetti che comportino l’uso degli embrioni congelati in sovrannumero, destinati altrimenti alla distruzione (in Europa da 300 a 400mila). A tale fine Busquin, su richiesta dei Quindici, ha presentato un documento che fa il punto della situazione sulla ricerca sulle cellule staminali embrionali e costituirà la base di riflessione per la tavola rotonda interistituzionale e scientifica in programma a Bruxelles il prossimo 24 aprile che avrà il compito di ridefinire l’orientamento comunitario in materia. Dopo la fase di consultazione che si svolgerà nel mese di maggio, in caso di approvazione da parte del Parlamento europeo, la proposta passerà, nel corso del semestre di presidenza italiana Ue, all’esame del Consiglio dei ministri dei Quindici che dovrà esprimersi entro il 31dicembre. Presentiamo, nel merito, una riflessione del teologo moralista Marco Doldi. L’Europa sembra dunque voler cambiare rotta riguardo all’utilizzo di cellule staminali, prelevate da embrioni: se, per ora, esiste un divieto al riguardo, in futuro le cose potrebbero cambiare. Si vorrebbe infatti giungere a finanziare progetti di ricerca su embrioni, che non abbiano superato le due settimane di vita ed attualmente congelati. Questo è un passo indietro nella ricerca ed anche nel comportamento etico. Già lo scorso anno la nota rivista “New England Journal of Medicine” pubblicava alcuni dati che dimostrano scientificamente la validità della teoria che anche in un adulto le cellule staminali, cioè quelle che non sono ancora specializzate e sono in grado di riprodursi dando origine ad una cellula differenziata, sono assolutamente malleabili. Gli scienziati dell’Università del Texas hanno smentito l’idea che l’unica fonte di cellule capaci di generare qualsiasi tipo di tessuto – e quindi di rigenerare organi danneggiati – debbano esser gli embrioni e che sia quindi obbligatorio utilizzare – e poi eliminare! – feti per la cura di numerose malattie o per ricostruire tessuti danneggiati, come nel caso del midollo osseo. Come mai l’Europa non tiene conto delle nuove acquisizioni scientifiche e torna sui suoi passi, con l’intenzione di finanziare ciò che fino ad oggi è disapprovato? Ricordiamo che la “Convenzione Europea sui diritti dell’uomo e la biomedicina” (Oviedo 1996) domanda espressamente che la ricerca sugli embrioni comporti un’adeguata protezione. Ed è evidente che il prelievo di cellule staminali comporta la distruzione degli embrioni! Che cosa c’è dunque dietro a questo ripensamento? Certamente il problema degli embrioni congelati e dimenticati dai genitori biologici: che cosa farne? Non è mancato, un po’ ovunque, chi ha ipotizzato di utilizzarli come materiale biologico da sperimentazione. Questo dimenticando il dato inequivocabile che uno zigote, frutto del concepimento, è un essere umano nelle prime fasi del suo sviluppo e che ad esso va assicurato il rispetto di persona. Inoltre non è azzardato pensare che, dietro ai lavori del seminario di Bruxelles che servirà a definire meglio l’orientamento comunitario in campo di ricerca sulle cellule staminali, ci siano gli interessi economici di case farmaceutiche o centri di sperimentazione, interessati a raggiungere mediante la strada più breve il risultato più promettente. Ci auguriamo che i Quindici ministri che dovranno vagliare la proposta dell’utilizzo delle cellule staminali prelevate da embrione, agiscano in piena libertà, preoccupati solo che venga salvaguardata la dignità di ogni essere umano sin dal concepimento.