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” “La "Convenzione dei cristiani per l’Europa" (Cce), chiede che nel preambolo siano ” “riconosciute le radici cristiane” “” “
“Riconoscere le radici religiose dell’Europa significa garantire la dignità e la libertà di ogni uomo. L’art.37 della bozza di Costituzione è un passo significativo nella giusta direzione, ma non esaurisce il tema della ricezione dell’esperienza religiosa nella Costituzione europea”. E’ quanto afferma in un comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi a Bruxelles, al termine della plenaria della Convenzione europea, la Convenzione dei cristiani per l’Europa (Cce), che, sorta in Spagna nell’aprile 2002, riunisce cristiani e laici di diversi Paesi europei impegnati a promuovere la libertà religiosa e che ha organizzato la scorsa settimana nella capitale belga il Colloquio internazionale “Dio e l’Europa? Libertà religiosa e libertà politica nei trattati fondativi della nuova Europa” (cfr.SirEuropa n.25/2003). L’articolo 37. “Status delle chiese e delle organizzazioni non confessionali. 1 – L’Ue rispetta e non pregiudica lo status previsto nelle legislazioni nazionali per le chiese e le associazioni o comunità religiose degli Stati membri. 2 – L’Ue rispetta ugualmente lo status delle organizzazioni filosofiche e non confessionali. 3 – L’Ue mantiene un dialogo costante con tali chiese e organizzazioni, riconoscendone l’identità e il loro contributo specifico”. Un riconoscimento monco. Esprimendo “apprezzamento per il lavoro dei membri della Convenzione per il futuro dell’Europa, adoperatisi per inserire nella bozza di Costituzione sia quanto già stabilito nella dichiarazione n.11 allegata al Trattato di Amsterdam a proposito di riconoscimento degli statuti delle Chiese sia l’istituzione di ‘un dialogo regolare’ tra le stesse confessioni religiose e l’Unione”, la Cce ricorda però che “la formulazione dell’articolo 37 potrebbe essere ulteriormente migliorata esplicitando l’autonomia istituzionale delle Chiese”. La Cce sostiene inoltre che “tale riconoscimento sarebbe monco se mancasse nel preambolo un chiaro riferimento alle radici religiose dell’Europa”. Il colloquio. La vicepresidente francese Cce, Elizabeth Montfort, ha affermato che “il diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale; il ruolo della famiglia come cellula fondamentale della società; il riconoscimento del principio di sussidiarietà come garante della libertà e della responsabilità individuale; la lotta contro la miseria come condizione per la pace; il progresso economico come condizione di giustizia sociale e solidarietà” meritano di essere inseriti nella redigenda Costituzione europea. A parere di Joel-Benoit d’Onorio, direttore dell’Istituto per le relazioni Chiesa-Stato dell’Università francese di Aix-en-Provence e presidente dell’Associazione europea dei giuristi cattolici, il compromesso migliore per il riferimento a Dio nella Costituzione europea è rappresentato dalla nota formulazione contenuta nella recente Costituzione polacca. A conclusione dei lavori, mons. Noel Treanor, segretario generale Comece, dopo aver sottolineato come “il progetto europeo ha sempre suscitato l’interesse ed il sostegno delle Chiese europee, ha ribadito l’auspicio che la futura Costituzione “integri la dichiarazione n.11 allegata al Trattato di Amsterdam sullo status giuridico delle Chiese e delle comunità religiose, il rispetto del principio di autodeterminazione dell’identità specifica delle Chiese, nonché la codificazione di un dialogo strutturato con l’Ue (sorta di “consultazione pre-legislativa”) volto a garantire l’effettivo contributo delle Chiese per la società cosi’ come previsto dal recente Libro Bianco sulla Governance della Commissione Europea”. Il telegramma del Papa. A nome di Giovanni Paolo II, il Segretario di Stato Vaticano card. Angelo Sodano ha inviato un telegramma sottolineando le “esigenze fondamentali” dei credenti nei confronti del futuro Trattato costituzionale: “il riconoscimento della dimensione sociale della libertà religiosa, il rispetto dell’identità e dello status giuridico di cui le Chiese e le Comunità religiose godono ai sensi delle legislazioni nazionali, e l’opportunità di un dialogo strutturato tra l’Unione e le confessioni religiose”.