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Gli uffici stampa anche come luoghi di pensiero e di progetto "europei":” “incontro a Bruxelles” “dal 10 al 13 aprile” “
Conferenze episcopali e unificazione europea, questioni etiche, comunicazione ed evangelizzazione, e collaborazione tra le Chiese sono i quattro temi di fondo su cui si confronteranno, tra giovedì 10 e domenica 13 aprile prossimi a Bruxelles, i portavoce e addetti stampa degli episcopati d’Europa in un incontro promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) Sono in programma, inoltre, un dibattito con il portavoce della Convenzione europea che sta preparando il progetto di trattato costituzionale, Mr. Nikolaus Meyer-Landrut e un incontro con il Cardinale di Bruxelles Godfried Danneels. Ne parliamo con Sarah Numico , responsabile dell’ufficio stampa del Ccee. Quale la finalità di questi incontri? “Questi incontri annuali, che, con altre iniziative, appartengono oramai alla storia del Ccee, vogliono soprattutto offrire uno spazio di confronto tra gli addetti stampa per uno scambio di informazioni (e di esperienze) su temi di attualità in ambito politico, sociale, culturale ed ecclesiale. Gli uffici stampa hanno un ruolo di ponte tra l’istituzione e l’opinione pubblica: devono “raccontare” e informare sulla vita e le attività delle Conferenze episcopali; devono offrire ai mass media il punto di vista della Chiesa sui temi di attualità; devono però anche saper capire quali sono le attese e le domande di fondo che i mass media e l’opinione pubblica pongono alla Chiesa”. Come si muove il dialogo tra i portavoce dell’Est e quelli dell’ Ovest? “Mi pare che ci sia un dialogo molto proficuo. Certo ci sono diversità tra gli uffici stampa delle Conferenze dell’est e quelle dell’ovest, soprattutto legate al fatto che nei paesi occidentali ci sono strutture ben organizzate (siti internet, personale, pubblicazioni proprie….), mentre nei Paesi dell’Est Europa gli uffici per la comunicazione lavorano spesso con poche risorse di persone e materiali. 9 conferenze episcopali su 34 membri del Ccee non hanno un vero e proprio ufficio stampa e, in altri casi, l’ufficio coincide con l’addetto stampa; 11 conferenze non hanno un sito internet. Le Conferenze episcopali occidentali si stanno orientando ad assumere in questi uffici personale laico, preparato in ambito giornalistico; ad Est spesso sono sacerdoti che – oltre a una lunga serie di impegni pastorali – devono occuparsi anche della comunicazione a livello nazionale. Quanto ai temi di interesse comune, mi pare sia aumentato il numero delle questioni che coinvolgono tanto le chiese dell’Est quanto quelle dell’Ovest. Ma il rapporto tra Chiesa e informazione o comunicazione è diversa non solo tra Est e Ovest, ma cambia da paese a paese”. Qual è il ruolo dell’ufficio Ccee che lei coordina da sei mesi ? “Lo riassumerei in tre compiti: favorire la comunicazione tra Conferenze episcopali. Ciò avviene attraverso una lettera interna diffusa ogni tre mesi, che aggiorna sulle attività del Ccee e sugli eventi principali nei diversi paesi. In secondo luogo cerca di mettere a disposizione informazioni sulla vita del Consiglio per i mass media (di matrice cristiana e laica) e per gli “amici” del Ccee. Mezzi privilegiati sono i comunicati per la stampa e il sito internet www.ccee.ch”. Infine pubblica la documentazione dell’attività Ccee". Prospettive? “Ci sono obiettivi a breve termine (come quello di rinnovare il sito internet!) e obiettivi a medio e lungo termine: far conoscere di più la vita del Ccee e rafforzare la rete di contatti personali con i giornalisti. Questo mi pare sia uno dei segreti per far passare l’informazione e per comunicare. Ciò che interessa al Ccee sono le domande di fondo su come evangelizzare, come incontrare la cultura, specialmente quella laica. Nell’ambito dei mass media ciò significa riflettere sulle “vie mediatiche” della Chiesa, sugli atteggiamenti verso i mass media, sulla comunicazione stessa. Favorire la condivisione di queste riflessioni tra le Conferenze episcopali è per il Ccee un modo concreto per contribuire alla vita della Chiesa e del nostro continente. Credo infatti che realtà europee come il Ccee o la Comece e la Kek siano esperienze di “unione europea” ante litteram“.