I cittadini ambiscono ad un’Europa unita ” “anche in politica ” “estera” “
Posizioni divergenti, governi contro, Europarlamento incapace di adottare una risoluzione comune: questi i risvolti della crisi irachena in Europa. L’imperativo attuale per l’Unione Europea è ritrovare le ragioni dello stare assieme, completando la comunità politica, del tutto assente nel processo di integrazione, e allo stesso tempo rilanciando “l’alleanza” con gli Stati Uniti, come ha auspicato il segretario di Stato americano, Colin Powell, incontrando il 3 aprile a Bruxelles i ministri degli esteri dell’Ue. In materia, il Sir ha incontrato Spyros Pappas , già direttore dell’Istituto europeo per la pubblica amministrazione di Maastricht ed ex-direttore generale per la cultura, l’istruzione e l’informazione della Commissione europea, membro del Consiglio di Stato greco e attualmente senior partner del gruppo europeo di consiglieri per le politiche pubbliche (Eppa). L’attuale divisione dell’Europa è davvero una sorpresa? “Non parlerei di sorpresa, anche se possiamo rammaricarcene. Non è una sorpresa per quanto concerne la ‘Grande Europa’ oltre i confini dell’Ue. Ciò si spiega con la dipendenza economica e politica dei Paesi dell’Est europeo dagli Stati Uniti. Dalla maggior parte dei candidati ci si poteva aspettare un allineamento almeno politico con la posizione iniziale dell’Ue, che invece non c’è stato: questo la dice lunga sull’atteggiamento futuro dei nuovi membri. Al contrario, è legittimo parlare di sorpresa, se si considera la divisione dell’Europa come divisione dell’Unione Europea: malgrado i negoziati e le riunioni ad ogni livello e malgrado l’iniziale posizione comune sulla guerra in Iraq, alcuni membri non hanno esitato – con modalità ‘anticomunitarie’ – ad agire indipendentemente”. Dopo la guerra è auspicabile una politica estera univoca dell’Ue che contribuisca a ricomporre le relazioni con gli Stati Uniti? “Il ‘prodotto certo’ della crisi, indipendentemente dalla politica ufficiale dell’Ue, è la consapevolezza di una nuova coscienza mondiale della società dei cittadini. Grazie alle nuove tecnologie e alla dimensione positiva della globalizzazione, i cittadini del mondo riconquistano il ruolo che compete loro nella creazione delle politiche. Il messaggio è chiaro: i cittadini europei in primo luogo ambiscono a un’Europa con voce unica e politica di difesa comune. Per quanto questo possa sembrare difficile, in realtà non ne siamo molto lontani. Un’Europa unita in politica estera e di sicurezza comune (Pesc) non si troverà agli antipodi degli Usa. Un’Europa unita costituirà tanto un alleato quanto un contrappeso per un’America che nel corso di questa crisi ha esteso illegittimamente la propria influenza a livello mondiale”. Quale il futuro dell’Europa dopo la guerra? “Il ruolo dell’Ue, dopo la guerra in Iraq, verrà rafforzato per diversi motivi. Uno di questi è la necessità, sullo scenario internazionale, di una forza – l’Unione Europea – che svolga il ruolo di ‘regolatore’ nelle relazioni tra cristianesimo e islamismo. Il pericolo principale di questa crisi è, infatti, la contrapposizione tra queste due grandi religioni. Gli Stati Uniti hanno già caratterizzato l’intervento come ‘un obbligo del cristianesimo’. Dall’altra parte si parla da tempo di ‘guerra santa’”. Uno scontro questo che potrebbe verificarsi anche in Europa? “In Europa le tradizioni religiose sono portatrici di un messaggio di solidarietà, di cooperazione, di valore della persona e di rispetto dei diritti umani. Sarebbe un grande peccato se, malgrado le possibilità offerte dalla società dell’informazione, invece di comprendere i rispettivi ‘credi’, si arrivasse ad ergere muri tra culture differenti. Come disse Isocrate nel 100 a.C., ‘gli Ateniesi non erano coloro che avevano lo stesso sangue, che vivevano nella stessa città, che credevano nello stesso Dio, bensì coloro che avevano la stessa istruzione, lo stesso modo di pensare e lo stesso approccio nei confronti della vita’. Per completare la metafora, dobbiamo essere tutti Ateniesi al di là della religione e della vita quotidiana”.