editoriale" "

Una svolta nella storia” “

La guerra in Iraq si protrae; una volta messa in moto la macchina della guerra non si arresta facilmente. Ma è altrettanto decisa la volontà dei cristiani di non accettare la logica della guerra. Sono tre i punti salienti che balzano agli occhi in questo contesto. Mai come nel caso della crisi irachena tutte le Chiese cristiane si sono dimostrate concordi nel dire no alla guerra. I responsabili di tutte le Chiese si sono espressi per una soluzione pacifica della crisi manifestando si comprensione per la necessità di disarmare il tiranno Saddam ma nello stesso tempo dicendo chiaramente che la guerra scatenata adesso non corrisponde né ai classici criteri della guerra giusta né alla saggezza politica. Soprattutto le Chiese non sono disposte ad accettare una guerra che dovrebbe estromettere un dittatore ma in realtà colpisce le persone più vulnerabili ed inermi – i bambini, le donne, i vecchi. Si assiste ad una svolta nella storia del pontificato. Giovanni Paolo II con rinnovato vigore è diventato il punto di riferimento per rappresentanti di diversissime concezioni del mondo, è lui il grande profeta della pace che attrae consensi anche dagli ambienti “critici”. E’ significativo che un “teologo del dissenso” come Hans Küng si riscopra come sostenitore fervidissimo dell’operato del Papa in favore del mantenimento della pace. Il ruolo profetico del Papa anziano si esprime come fermento di unità anche all’interno della comunione ecclesiale. Deluse dalle divisioni e dalle incertezze che il Parlamento europeo ha fatto ancora una volta registrare a fronte della tragedia della guerra, soprattutto le giovani generazioni europee – e non solo loro – guardano all’esile e curva figura di Giovanni Paolo II come “segno di speranza” in un mondo assurdo. E’ in atto un processo di rielaborazione della dottrina della Chiesa cattolica – ed anche delle altre Chiese cristiane – riguardante le grandi tematiche della guerra e della pace. Nel quarantesimo anniversario dell’enciclica “Pacem in terris” si riscopre l’impulso evangelico delle beatitudini – anche perché le condizioni della guerra ultratecnologica non consentono più i sottili distinguo della classica dottrina della guerra giusta. Anche dagli ultimi avvenimenti risulta che le vittime designate sono in prima linea i civili, coloro che si vogliono difendere o liberare. Viene in mente la parola acutissima del venerando vegliardo il card. Alfredo Ottaviani, prefetto del Sant’Uffizio, durante il Concilio Vaticano II: “Bellum omnium interdicendum esse”.