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“La guerra è cominciata e stiamo entrando in una fase nuova e pericolosa. I nostri pensieri vanno ai civili irakeni innocenti la cui situazione umanitaria è già precaria. I nostri pensieri vanno inoltre ai nostri connazionali europei, principalmente britannici impegnati nelle operazioni militari e alle loro famiglie, anche loro indifesi e con questa preoccupazione da fronteggiare”. Così il presidente del Parlamento europeo, Pat Cox, ha aperto ieri, 20 marzo a Bruxelles, la sessione straordinaria del Parlamento dedicata alla crisi irachena. “Il Consiglio ed una grande parte del dibattito in Europa – ha detto il Presidente – ha mostrato una ‘casa divisa al suo interno’. Ed una casa divisa al suo interno è una casa indebolita”. Secondo Cox il messaggio “chiaro” che ne deriva e che “come Parlamento dobbiamo trasmettere ai leader europei” è che “nei prossimi mesi dobbiamo fare tesoro del modo di lavorare insieme e mostrare più coerenza, più presenza e più equilibrio negli affari internazionali”. Sempre ieri, nella capitale belga si è aperto il Vertice di primavera dei Capi di Stato e di Governo dell’Ue che ha subito dei profondi cambiamenti in conseguenza della crisi irachena. La presidenza dell’Ue, per bocca del Presidente di turno e premier greco Costas Simitis “ha deplorato profondamente che non si sia riusciti a trovare una soluzione pacifica per l’Iraq”. “L’ombra della guerra pesa su questa riunione” ha detto Simitis che si è augurato un conflitto breve con “perdite ridotte al minimo”. “I popoli dell’Europa – ha concluso – vogliono un cammino comune per la pace e il progresso. La presidenza, nonostante le differenze, auspica si possa giungere a posizioni comuni per dimostrare che l’Europa ha una sua voce e un ruolo da svolgere”. Intanto sul sito dell’Unione Europa si è svolta un’indagine conoscitiva sulla crisi irachena. Per mezzo di un questionario si è cercato di capire cosa pensa la popolazione europea di questa vicenda. Secondo i primi risultati emersi da più di 83.000 questionari, “il 56,9% delle persone ritiene che non si debba assolutamente fare questa guerra, un ulteriore 36,3% che non si debba fare ora. Tutto ciò anche se addirittura il 47,8% ritiene che l’Iraq abbia probabilmente armi di distruzione di massa. L’82,7% degli intervistati afferma che la via da seguire è quella della diplomazia e il 9,1% che si debba rimanere neutrali; in ogni caso, per il 75,6% l’Europa dovrebbe avere su questo genere di questioni una posizione comune”.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1191 N.ro relativo : 21 Data pubblicazione : 21/03/2003