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Qual è l’atteggiamento dell’Europa di fronte al problema dell’acqua? Mentre è in corso in questi giorni a Kyoto il 3° Forum mondiale dell’acqua (fino al 22 marzo), a Firenze dal 21 al 22 marzo il Comitato internazionale del contratto mondiale sull’acqua e la Coalizione mondiale hanno organizzato il primo Forum alternativo mondiale dell’acqua, al quale parteciperanno più di 650 delegati di organizzazioni della società civile provenienti da circa 50 Paesi del mondo, tra cui molti europei. Scopo del Forum alternativo è di “contrastare la tendenza attuale a considerare l’acqua come un bene da lasciare alla libera regolamentazione del mercato”, quindi mercificata, a fronte di 1,5 miliardi di persone che nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile. Pubblichiamo una riflessione in chiave europea di Stefan Lunte , della Comece (Commissione degli episcopati dell’Unione europea), esperto di questioni ambientali. Anche se nell’Europa ricca di riserve idriche non sempre ce ne rendiamo conto, l’acqua è un elemento fondamentale per la vita. L’acqua occupa un posto speciale in tutte le religioni, anche in quella cristiana. Nell’Antico Testamento, l’acqua è presente nel contesto della creazione (“Lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque”, Gen 1,2), conosciamo i miracoli legati all’acqua, l’acqua come segno di salvezza o anche di sventura. La scarsità d’acqua diviene spesso immagine di sventura personale o politica (“Salvami, o Dio: l’acqua mi giunge alla gola”, Sal 69,1). Anche nel Nuovo Testamento conosciamo miracoli legati all’acqua, sia come segno della salvezza ottenuta con Cristo, sia della sciagura della fine dei tempi. Nella nostra liturgia cristiana, così come negli usi cristiani, l’acqua riveste un ruolo importantissimo. In considerazione di questo grande significato religioso e reale non stupisce pertanto che l’acqua abbia un’importante valenza anche a livello pubblico, ossia nella politica. In Europa, la politica delle acque esiste non solo a livello locale e nazionale, ma anche a livello di Unione europea. A livello di Ue, l’acqua viene vista sia come bene economico, la cui distribuzione e depurazione va organizzata in base al principio di efficacia dei costi, sia come bene da proteggere per il benessere comune. Da questo punto di vista ecologico, dal 2000 esiste una direttiva quadro sulle acque, che definisce standard qualitativi per l’acqua del sottosuolo e di superficie; il mantenimento di tali standard viene assicurato grazie alla collaborazione degli Stati confinanti di fiumi (ad esempio i bacini del Reno, della Mosa e della Schelda), indipendentemente dai confini politici e tenendo conto di tutti gli “stake-holder” (ad esempio i rappresentanti dell’industria e dell’agricoltura, nonché delle Ong operanti nel settore dell’ambiente). Ma l’Ue ha elaborato anche una politica delle acque al di là dei propri confini. Nel corso del vertice mondiale di Johannesburg sull’ambiente, svoltosi nell’agosto del 2002, la Commissione europea ha quindi presentato a nome dei suoi Stati membri un’iniziativa per la gestione delle acque. Scopo di tale iniziativa è il conseguimento dell'”obiettivo del millennio”: ridurre della metà entro il 2015 il numero delle persone nel mondo che non hanno accesso all’acqua potabile pulita. In aggiunta a questo e ad altri obiettivi del millennio a livello sanitario ed ambientale, a Johannesburg ci si è inoltre proposti di ridurre della metà la popolazione che non dispone di sistemi di smaltimento delle acque di scarico, sempre entro il 2015. In considerazione delle esperienze maturate nel campo della gestione integrata delle acque, l’Ue ha concluso accordi di parternariato con i Paesi in via di sviluppo, denominati: “Acqua per la vita”. Ad esempio, in Africa vi sono ben sessanta corsi d’acqua che scorrono attraversando più Paesi, e la cui gestione potrebbe essere migliorata sensibilmente mediante la collaborazione da parte di tutti gli Stati confinanti. Perciò, è utile far ricorso alle esperienze fatte in Europa nell’ambito di questa forma di cooperazione politica. L’acqua è sempre più al centro di considerazioni di tipo geostrategico. Si ritiene che la carenza d’acqua sia destinata a diventare in futuro una delle maggiori cause di conflitti politico-militari. Per questo motivo, essa rivestirà un ruolo sempre più importante anche nella pianificazione della politica estera e della sicurezza dell’Ue.