gran bretagna" "

Le "licenze" contro la vita” “

L’impegno di credenti e non credenti per fermare” ” la clonazione di esseri umani ” “

Sembrano scarse le possibilità che l’associazione ProLife abbia di vincere la causa intentata al Governo inglese per fermare la clonazione di esseri umani in Gran Bretagna. Il 19 febbraio il caso è passato all’esame della House of Lords (la corte suprema del sistema di giustizia britannico, ciò che in Italia corrisponde alla Corte di Cassazione). Entro cinque o sei settimane si dovrebbe avere il verdetto finale. Il nodo delle licenze. Il nodo del processo di ProLife contro il governo britannico riguarda l’applicazione delle “licenze” istituite dalla legge sulla fecondazione artificiale del 1990 alle cliniche e ai centri di ricerca che si occupavano di fecondazione artificiale. Dopo il regolamento del 1998, che permetteva la clonazione per scopi terapeutici, e dopo la legge del 2002, che vietava l’impianto di embrioni clonati nell’utero di una donna, il Governo starebbe ora per concedere le “licenze” per la fecondazione artificiale a vari laboratori che intendono clonare esseri umani. Nella lista di coloro che hanno richiesto tali licenze c’è anche il nome del professor Ian Wilmut, creatore della pecora Dolly nel Roslin Institute a Edimburgo. L’impegno della ‘Pro Life’… Bruno Quintavalle, avvocato di origini italiane, fondatore dell’associazione, non sembra intravedere molte speranze: “non sono così ottimista… Il fatto è che in questo Paese, siamo in pochi a sostenere questa causa, mentre in altri Paesi, come l’America, c’è una continua campagna in atto contro la clonazione di esseri umani e questo ci dà speranza”. Quello di ProLife è un processo che dura da ormai 2 anni e questa è l’ultima chance per l’associazione, già sconfitta in secondo grado, per far sentire la propria voce. “Se perdiamo – ha affermato il direttore di ProLife – significa che è mancato il sostegno morale della popolazione e delle istituzioni, sono mancati speranza, fiducia e spirito combattivo”, ma anche “l’interesse dei media”. “Perlomeno – continua Quintavalle – abbiamo bloccato per un paio di anni la legislazione a favore della clonazione”. ProLife è un movimento per la vita attivo nel Regno Unito, è gestito da laici e non confessionale. Raccoglie al suo interno anche molti cattolici, tra cui vari religiosi, insieme ad atei e musulmani. Fondato nel 1997, si propone di difendere il diritto alla vita “usando mezzi pacifici e democratici”. Nel Regno Unito erano 55 i candidati alle elezioni del 1997 che si sono presentati a nome di ProLife. …e quello della Chiesa cattolica. Il punto è, come precisa Anthony McCarthy, ‘research fellow’ (ricercatore) del Linacre Centre, il centro di bioetica di Londra istituito dalla Chiesa cattolica, che “il termine ‘clonazione terapeutica’ è deliberatamente ingannevole poiché in realtà, a seconda di come si decida di trattare l’embrione la clonazione si chiama ‘riproduttiva’ o ‘terapeutica’, ma la tecnica iniziale per produrre il clone è sempre la stessa. Anzi, mentre nella clonazione riproduttiva si decide di far crescere l’essere umano – seppur causando il grave problema etico della distorsione della relazione genitori-figli e della paternità – in quella terapeutica si uccide l’embrione per estrarne le cellule utili alla ricerca”. La Chiesa cattolica britannica “è assolutamente contraria alla clonazione”, afferma McCarthy, “e in quanto centro di ricerca cattolico abbiamo pubblicato vari documenti e libri su questo tema presentando nel 2001 un appello alla House of Lords”. Circa l’azione legale intrapresa da ProLife, spiega il ricercatore, “non abbiamo potuto partecipare al processo anche perché siamo un centro accademico e non un’associazione o un partito politico”. “Speriamo e preghiamo che la causa di Prolife vinca – conclude – anche se ci rendiamo conto che in questo Paese c’è stata un’insufficiente mobilitazione per una questione grave quanto l’aborto”.