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Iniziata la discussione sulle radici cristiane dell’Europa: si va verso un riferimento ” “ai valori delle religioni nel Preambolo ” “del Trattato” “” “
La sessione della Convenzione conclusa venerdì scorso è stata l’occasione per iniziare formalmente la discussione sulla questione del riferimento a Dio ed alla religione nella futura Costituzione europea. La polemica era sorta dopo che l’articolo 2 della bozza presentata dal Presidium, dedicato ai valori dell’Unione, non faceva menzione alcuna delle radici cristiane dell’Europa. Alcuni emendamenti hanno riproposto la questione, anche se la “via d’uscita” più probabile consiste nell’inserimento del riferimento religioso nel Preambolo ancora tutto da scrivere – del futuro Trattato costituzionale. A riguardo SirEuropa presenta l’opinione di alcuni convenzionali, tra i quali il Presidente Valery Giscard d’Estaing , l’eurodeputato spagnolo e membro del Presidium Inigo Mendez de Vigo , il senatore francese Hubert Haenel , il senatore tedesco Erwin Teufel ed una scheda sul “Gruppo Michalski” costituito dal Presidente della Commissione, Romano Prodi, per discutere dei valori fondamentali dell’Europa. Presidente, se lo aspettava un dibattito tanto acceso? Quali sviluppi potrà avere? “Non solo me lo aspettavo, ma mi auguravo che il dibattito assumesse tali proporzioni. Ho sempre voluto la discussione su questo punto, ed infatti vi stiamo assistendo. Posso dire che almeno all’interno dell’Assemblea si riscontra un consensus generalizzato su due elementi: il primo è che le garanzie conferite dal Trattato di Amsterdam allo statuto ed al ruolo delle Chiese all’interno della nostra società saranno riprese punto per punto nella seconda parte della futura Costituzione. Il secondo elemento è che non è all’articolo 2 che va inserito il riferimento ai valori religiosi. L’articolo in questione vuole essere anche una lista dei valori che, se violati da uno Stato membro, possono dare il via alla procedura per la sua espulsione dall’Unione. Tale riferimento trova più opportunamente posto nel Preambolo, che va ancora redatto. Potremmo riprendere il testo della Carta dei Diritti, oppure ripensare alla storia della civiltà europea”. On. Mendez, quale sarà il destino della religione nella Costituzione? “Un accordo di massima esiste già, anche se non scritto. La Carta dei Diritti fondamentali sarà inserita integralmente nel corpo della Costituzione, in modo tale che gli articoli sulla libertà religiosa godranno di ulteriore forza. La funzione delle Chiese all’interno degli Stati membri – compresa la definizione dello status giuridico – saranno confermate rispetto alle disposizioni del Trattato di Amsterdam dal momento che nessun convenzionale intende escludere dalla futura Costituzione quanto previsto proprio da Amsterdam. Per quanto riguarda la spinosa questione del riferimento ai valori e principi della religione (spinosa perché escludere nominalmente una o più religioni potrebbe non costituire cosa gradita per alcuni), ritengo che la soluzione più logica e meno controversa ci spinge verso un riferimento ai valori delle religioni che verrà inserito nel Preambolo”. Sen. Haenel, quale riferimento alle credenze religiose e dove inserirlo nel Trattato? “Ho dedicato nel corso della sessione un intervento al riferimento alle credenze religiose. Innanzitutto, l’Ue non deve intervenire nello statuto delle Chiese e delle Comunità religiose negli Stati membri; essa è tenuta a rispettare i fragili equilibri che esistono, e quindi le clausole di Amsterdam – la cosiddetta “clausola Christophersen” – devono figurare esplicitamente nel Trattato. In secondo luogo, la carta dei Diritti garantisce la libertà di coscienza e di religione, così come la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Per non discutere ulteriormente su questo punto, ritengo che la Carta ed il suo Preambolo debbano essere integrate così come sono nella futura Costituzione dell’Unione. La terza questione concerne l’identità europea. Essa non risiede solo nei nostri valori comuni, che hanno una vocazione universale e quindi non limitata all’Europa. L’identità europea risiede dunque in grande parte nelle eredità che abbiamo in comune, e delle quali siamo chiamati a farci carico. Che piaccia o no, tali eredità hanno una dimensione religiosa. Come si può capire la cultura europea ignorando il cristianesimo, l’ebraismo, l’islam, o anche l’umanesimo laico? Se vogliamo quindi un’Europa che abbia un’identità, dobbiamo accettare e riconoscere le eredità culturali, umaniste e religiose dell’Europa, senza privilegio né pregiudizio per una credenza rispetto ad un’altra. Per questo credo che tale riconoscimento dovrebbe avere luogo nel Preambolo della futura Costituzione europea, che sarà luogo del simbolo e non delle regole di diritto”. Presidente Teufel, lei è tra i firmatari degli emendamenti che propongono una formulazione identica a quella della Costituzione polacca… “La Costituzione europea deve anche riflettere i valori e le fondamenta spirituali sui quali l’Europa si basa. Un vecchio presidente federale tedesco affermò che l’Occidente deriva da tre colline: il Golgota, l’Acropoli ed il Campidoglio. Se è così, la Costituzione Ue deve contenere un riferimento a Dio, fonte di valori universali. Riferimento per i credenti, che riconosca al contempo altre fonti dalle quali i non credenti traggono i loro valori. Per questo la formulazione della Costituzione polacca è eccellente. Inoltre, la difesa del matrimonio e della famiglia dovrebbero essere integrate nell’articolo 3 in quanto obiettivo dell’Unione”.