bielorussia" "

Il ritorno della "primavera"” “

Su dieci milioni ” “di abitanti i cattolici sono "ufficialmente"” ” il 10%” “

Bielorussia: un Paese dell’Europa centrale che vuole crescere e che tuttavia subisce ancora il “fascino” dell’ex-Unione Sovietica: può essere questa l’immagine dello stato indipendente dal nome suggestivo, che significa “Russia Bianca”, erede della lunga tradizione mitteleuropea, dal Granducato Lituano ai fasti dell’Impero Zarista, fino al potere dell’Urss che tutto aveva inglobato e colonizzato. In particolare, nell’epoca sovietica la Bielorussia fu di fatto colonizzata ‘in toto’ dai burocrati moscoviti, che controllavano tutte le leve del potere locale, estromettendo o relegando i bielorussi agli incarichi minori. Oggi non è più così, il Paese – con la scomparsa dell’ex-Urss – ha ottenuto la completa autonomia, ma le tendenze alla riunificazione con Mosca sono forti: è solo del 1999 la firma di un trattato tra il presidente Lukashenko e l’allora presidente russo Eltsin per l’unione monetaria, fiscale, bancaria e doganale tra i due Paesi. Se tutto procederà come previsto, il 1° luglio 2003 il rublo bielorusso scomparirà per adottare il rublo russo: la Banca Mondiale ha ammonito che ciò è un errore per il divario tra le due economie (10 milioni di abitanti la Bielorussia, quasi 150 milioni la Federazione Russa). E poi c’è Chernobyl e la fuga radioattiva ancora in corso, con centinaia di migliaia di contaminati e un’intera area agricola “morta”. Questa è la Bielorussia oggi, famosa in Occidente per la sua centrale nucleare, simbolo di ogni disastro, e per le migliaia di bambini e ragazzi contaminati che vengono ospitati nei Paesi dell’Europa occidentale per periodi di vacanza ristoratrice. All’interno di questo quadro, la Chiesa cattolica ha iniziato a muovere i primi passi. Sui 10 milioni di abitanti, i cattolici sono ufficialmente poco più del 10%; mentre in realtà sembra che i praticanti sfiorino il 20%, a pari merito con i praticanti ortodossi, nonostante sul piano anagrafico questi ultimi siano stimati in oltre il 30% della popolazione. Nel recente incontro con il Papa in Vaticano, il card. Kazimierz Swiatek, metropolita di Minsk e Mohilev, ha richiamato alcuni dati significativi della rinascente Chiesa cattolica locale: 4 diocesi, 400 parrocchie, 360 presbiteri di cui 160 di origine bielorussa, 100 neopresbiteri, 160 religiosi stranieri, 350 religiose (di cui 140 bielorusse), 150 seminaristi nei due seminari di Grodno e Pinsk. Altri tempi – ha ricordato Giovanni Paolo II ai vescovi in visita ‘ad limina’ – “quelli della chiusura forzata dei luoghi di formazione cristiana, della persecuzione violenta protrattasi per diversi decenni”. Se oggi si può parlare di “primavera della vita ecclesiale” in Bielorussia, i problemi però non mancano: si chiamano crisi della famiglia, urbanizzazione (il 70% della popolazione vive nelle città), povertà crescente (il Paese è al 53° posto per indice di sviluppo umano con 2620 dollari di prodotto interno lordo annuo per abitante). Le privatizzazioni vanno a rilento, l’agricoltura risente dello scoppio di Chernobyl, i servizi tardano a svilupparsi. “E’ un Paese che vuole crescere – dice l’archimandrita Sergio Gajek, visitatore apostolico per i greco-cattolici in Bielorussa – ma che deve superare tante difficoltà, tra cui la tentazione di farsi inglobare nuovamente nella Russia”. La Chiesa cattolica sta conducendo un’azione di sostegno e valorizzazione dell’identità e tradizione culturale nazionale: “Da noi si predica in bielorusso – aggiunge padre Gajek – e solo raramente in russo, come si fa invece nelle chiese ortodosse dove le celebrazioni avvengono ancora in paleoslavo”. Tra gli strumenti per l’annuncio del Vangelo, la Chiesa bielorussa è impegnata in questi anni nel tradurre in lingua nazionale i testi sacri, in particolare il messale romano. Intanto il Papa ha incoraggiato il dialogo ecumenico con la Chiesa ortodossa: “Non poche famiglie – ha ricordato – sono confessionalmente miste”.