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” “Coscienza critica ” “

Africa ed Europa: una cooperazione ” “su nuove basi” “” “

Africa ed Europa unite in uno scambio di valori e collaborazioni impostate su basi nuove, anche da un punto di vista economico e culturale: è questo l’auspicio di Eugenio José da Cruz Fonseca , presidente di Caritas Portogallo e rappresentante di Caritas Europa, che parteciperà all’incontro del 27 e 28 febbraio a Lisbona organizzato dalla Comece (Commissione degli episcopati della comunità europea), in collaborazione con il Simposio delle Conferenze episcopali dell’Africa e del Madagascar (Sceam), sul tema “L’Africa e l’Unione europea: partner nella solidarietà” (cfr Sir 11/2003 e Sir 9/2003 ). Nelle stesse giornate, a Medellin e Bogotà (Colombia), dal 24 al 28 febbraio, la presidenza del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) incontrerà i responsabili del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam), per ” la conoscenza della situazione dell’America latina, lo scambio di informazioni sulle attività dei due consigli e una riflessione congiunta sul tema della globalizzazione e della nuova evangelizzazione”. Al presidente di Caritas Portogallo abbiamo rivolto alcune domande. Su quali nuove basi si può stabilire una collaborazione tra Europa ed Africa? “La grande novità è la possibilità del continente africano di essere una risorsa per l’Europa. Finora la cooperazione era stata impostata secondo la prospettiva donatore-ricevente, ora non è più così. L’Africa è un continente ricco di potenzialità. L’Europa, che in questo momento ha un po’ smarrito i suoi valori, potrà imparare dall’Africa i valori della prossimità, della famiglia, il senso della comunità, per riportare nel vecchio continente la coscienza universale dell’importanza delle relazioni personali. In campo economico ci deve essere una riconciliazione tra chi dà e chi riceve, ricordando che molte delle risorse che l’Europa utilizza sono già prodotti trasformati nella stessa Africa. Allora l’Europa deve investire per potenziare le possibilità del continente africano. E può aiutare l’Africa nel cammino democratico. In alcuni Paesi africani la struttura gerarchica è molto rigida e il principio della democrazia non sempre è ben compreso. L’Europa, con la sua esperienza, potrà essere di aiuto per un cammino di organizzazione politica. Però bisogna fare attenzione affinché l’appoggio dell’Europa allo sviluppo della democrazia non abbia a che vedere con sentimenti colonialisti”. Però gli effetti della globalizzazione non sempre facilitano lo sviluppo economico dei Paesi africani… “La globalizzazione è un problema mondiale, che non riguarda solo le relazioni tra Africa ed Europa. Però l’Europa, nelle sue relazioni economiche bilaterali, potrebbe sperimentare processi all’interno di un nuovo modello di sistema economico, più giusto e coerente”. Inoltre molte armi utilizzate nei conflitti africani sono vendute dagli stessi europei… “Esiste infatti, da parte di alcuni Paesi europei, una grande ipocrisia, perché molte volte viene appoggiato un progetto umanitario per lo sviluppo di un Paese africano e allo stesso tempo si vendono armi che provocano distruzione e morte. Questo è cinico ed ipocrita. L’Europa deve invece sviluppare una piattaforma di dialogo con l’Africa, anche sulla base della propria tradizione umanista, che vuole il rispetto dei diritti dell’uomo e l’abolizione della pena di morte”. Quali auspici per il convegno di Lisbona? “Innanzitutto vorrei che fosse ribadito che il compito della Chiesa consiste anche nel rafforzamento della cooperazione tra i due continenti. La Chiesa deve essere la coscienza critica di questa cooperazione: essendo depositaria di valori, deve facilitare la relazione tra i due continenti, ricordando che la dignità della persona passa attraverso tutti i campi: spirituale, sociale, sanitario, educativo. I governi di ciascun Paese devono cercare invece di porre rimedio ai mali della globalizzazione stabilendo relazioni bilaterali che possano valorizzare le opportunità e rafforzare la cooperazione, anche sul piano culturale”.