Regno Unito

“Il rapporto Sandbaek costituisce l’impronta digitale di un nuovo regolamento che determina le politiche di aiuto oltremare dell’Unione Europea nei prossimi 5 anni. Obbliga l’Ue ad assistere con le proprie finanze la promozione del riconoscimento dei diritti per la salute riproduttiva e sessuale” attraverso una serie di servizi sanitari che, secondo l’Organizzazione mondiale per la sanità, “includono l’aborto”. E’ il commento di John Smeaton direttore nazionale della Spuc, l’Associazione per la protezione dei bambini, la maggiore organizzazione laica – 30 mila aderenti, tra cui molti cattolici – contro l’aborto del Regno Unito e, affiliata alla Federazione Internazionale per il Diritto alla Vita, al il rapporto Sandbaek del Parlamento Europeo. “Poiché i regolamenti dell’Ue hanno precedenza sulle leggi degli Stati membri – ha rimarcato Smeaton -, significa che tutti i paesi dell’Ue saranno ora obbligati a finanziare gli aborti nei Paesi in via di sviluppo e che la nuova legge sarà applicata anche a Paesi come Irlanda, Malta e Polonia che hanno una costituzione ‘pro-life'”. Il “tragico voto” del Parlamento Europeo, ha dichiarato ancora Smeaton “ha fatto della Ue uno dei principali promotori della cultura dell’aborto e della morte nel mondo”. In una lettera aperta del 28 gennaio scorso indirizzata ai vescovi della Comece a Bruxelles, Smeaton si era detto “profondamente preoccupato da questo sviluppo poichè, sebbene la legislazione sull’aborto non sia competenza dell’Ue, un’agenda a favore dell’aborto è propagata senza un’appropriata valutazione democratica e alcun dibattito specifico”.